Autorizzazioni facili per un fast food in cambio di posti di lavoro, di voti elettorali. Cinquemila euro per la sagra dell’uva e una balzello di 1.200 euro che avrebbero dovuto pagare gli imprenditori interessati a fare affari nel comune di Marino, alle porte di Roma. C’è tutto questo e altro nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita ieri dai carabinieri, che ha portato agli arresti domiciliari cinque persone. Sono il sindaco di Marino Fabio Silvagni, 53 anni, eletto nella lista Nuova coalizione dei moderati (Forza Italia, Udc, Nuovo centrodestra e sigle locali). Il dipendente comunale Bruno Saccavino, di 56, ritenuto lunga mano del capo della Giunta. E tre imprenditori, uno dei quali poliziotto alla sezione della Stradale di Albano Laziale, da mesi in malattia. Si tratta di Gianluca Tomasi, 40 anni (assistente capo) e David Biancifiori, di 41: soci della Be.Food proprietaria del Burger King (in franchising, inaugurato il 20 dicembre 2014) sulla via Nettunense, "obbligati" ad assumere una trentina di persone indicate dal sindaco. E Guido Ferrazza (73): titolare dell’area trasformata da artigianale a commerciale (con il parere contrario del 17 febbraio scorso da parte dell’ingegnere capo dell’Ufficio Tecnico comunale), destinata o ospitare il fast food con annesso parco giochi. E in più Ferrazza è ritenuto anche soggetto integrante di un altro brutto episodio: ottenere un appalto da 100.000 euro dando al sindaco (attraverso l’addetto comunale) il 3%. Tutti sono accusati di corruzione. Il primo cittadino dovrà rispondere anche di peculato. Ipotesi di reato che adesso devono passare al vaglio degli altri stadi giudiziari con l’apporto delle versioni dei fatti che saranno offerte ai giudici dalla difesa degli indagati. L’inchiesta è partita dai militari di Castel Gandolfo, coordinati dal sostituto procuratore Francesco Prete, che ha richiesto le misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Velletri, Isabella De Angelis. Sono nate da un’intercettazione telefonica. Secondo investigatori e inquirenti, nella conversazione c’era traccia di un presunto «patto scellerato» tra politici e imprenditori. Ma non sempre è filato tutto liscio. «QUELLO È UN FIJO DE NA...» Nelle carte dell’indagine a tratti i rapporti appaiono esplosivi. Tra imprenditori e sindaco. Nel novembre 2014, a un suo amico il poliziotto Tomasi parla del sindaco: «co’ trenta posti di lavoro, eh... quello se la sta a cantà, se la sta a studià bene... quello è un fijo de ’na mignotta che tu manco te lo immagini...». L’AMICA DELLA ENDMOL A gennaio scorso, l’imprenditore Biancifiori è al telefono con un’amica dipendente della Endemol a Milano. «...E il sindaco che l’ho minacciato che licenziavo tutti, perché il sindaco prima da dacce l’autorizzazione, ha detto: "Io te la do, me assumi trenta persone?" Gliene abbiamo assunte quasi quaranta, e mo gli ho detto che glieli rimando tutti a casa... pe’ prende i voti no? Ha fatto assume la gente!... No? Te ne pago anche di più! Ecco come funziona l’Italia... Tu considera trenta posti de lavoro, so millecinquecento voti e in un comune fanno la differenza... hai capito? Stamo sempre là, questo è il mondo in cui viviamo». CONTRASTI IN COMUNE Dissapori all’interno del Comune. A febbraio, il sindaco Fabio Silvagni chiede al capo Ufficio Tecnico, Stefano Petrini: «Ma ci stanno questi qua di coso, qua di Burking... sta tutto a posto?». Petrini: «Burgher King sta a posto per il famoso 49%, per il resto non sta a posto perché non possono mandare i ragazzi là dentro cioè se noi avalliamo una cosa del genere diventa un problema, quello è un deposito, quello è un deposito. Attività artigianale industriale, deposito attività artigianale industriale, come ci fai a mette dentro in un’attività privata i ragazzini? Ci possono (incomprensibile) un parere della Asl chi ce li manda a questi, (incomprensibile) sanitario ma dal punto di vista urbanistico non sta a posto». «È UN MERCIMONIO» Nelle conclusioni delle sue 54 pagine di ordinanza, il gip De Angelis è lapidario: «La reiterazione di condotte illecite e di accordi corruttivi, il ripetuto mercimonio della funzione pubblica, l’evidente intesa tra pubblici amministratori e privati imprenditori frutto di una prassi consolidata, fanno ritenere il concreto pericolo che i prevenuti, se lasciati in libertà, commettano altri gravi delitti della stessa specie di quello per cui si procede».
"Assumi 20 dei miei e do il via ai lavori". Il Gip: così il sindaco gestiva il Comune
Le accuse contro il primo cittadino, un impiegato e tre manager presi ai Castelli
