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Intercettato in Veneto un reclutatore di leve dell’Isis

Era in Italia con il compito di reclutare e addestrare combattenti da mandare in Siria e Iraq tra le fila dei miliziani dell'Isis. Si muoveva nella zona del bellunese ed è arrivato dal nostro Paese...

Era in Italia con il compito di reclutare e addestrare combattenti da mandare in Siria e Iraq tra le fila dei miliziani dell'Isis. Si muoveva nella zona del bellunese ed è arrivato dal nostro Paese dalla Bosnia. Ora i carabinieri del Ros di Padova lo avrebbero identificato e la Procura di Venezia lo ha iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di reclutamento ai fini terroristici. È caccia ad uno slavo di 31 anni che farebbe parte della «filiera bosniaca» che dall’Italia spedisce foreign fighters tra le fila del Califfato. L'uomo, già noto all'intelligence, sarebbe stato incastrato attraverso alcuni riconoscimenti fotografici. Al momento, però, il bosniaco non è più in Italia. Il sospetto è che possa essersi rifugiato in Siria, nel territorio controllato dallo Stato islamico, per arruolarsi con i mujihaeddin del califfo Abu Bakr al- Baghdadi. Secondo gli investigatori il 31enne è stato più volte in Italia nel 2013, fermandosi in Veneto. Qui avrebbe avuto contatti con due jihadisti in particolare, con il compito di addestrarli e poi inviarli in Siria. Si tratta di Ismar Mesinovic, che viveva a Longarone e il suo amico Munifer Kalamaleski, il macedone che abitava con la famiglia a Chies d'Alpago, entrambi partiti per andare a combattere con l'Isis. I loro nomi, infatti, compaiono nella lista dei foreign fighters partiti dall'Italia alla volta dei teatri di guerra. Mesinovic, che in Italia lavorava come imbianchino, compare nell'elenco dei deceduti durante i combattimenti ad Aleppo nel 2014. Partito dall’Italia per la Siria fra il novembre e il dicembre 2013, insieme all’operaio macedone Munifer Karamaleski frequentavano i centri islamici di Trento e di Pordenone. Mesinovic, nato a Doboj (Bosnia) il 22 agosto 1977, si recava a pregare al centro Assalam-Pace di Ponte nelle Alpi. La morte dell'uomo sarebbe stata confermata anche dalla moglie, che avrebbe riferito di aver saputo che il marito era stato gravemente ferito ad Aleppo. Secondo la Procura di Venezia a incitare i due alla guerra santa, però, sarebbe stato l’imam radicale Bilal Hussein Bosnic, conosciuto dai suoi come Cheb Bilal. Il ruolo del 31enne attualmente ricercato, quindi, sarebbe stato quello di addestrarli materialmente alla guerra fornendo loro le prime rudimentali istruzioni per andare a combattere con i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi. Dall'inchiesta della Procura di Venezia, inoltre, sarebbe emerso che Mesinovic, prima di partire per la Siria dove ha portato anche il figlio Ismail di quattro anni, si sarebbe procurato un piccolo drone. Munire Kalamaleski, invece, che nell'elenco dei foreign fighters partiti dal nostro Paese risulta ancora vivo, ha portato con sé in Siria la moglie e la figlia.

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