«Apri questa maledetta porta!»: queste le ultime disperate parole urlate pochi minuti prima dell’impatto dal comandante dell’Airbus A320 che tentava in ogni modo di farsi aprire dal copilota chiuso all’interno della cabina, Andreas Lubitz. È quanto risulterebbe dall’esame effettuato dagli esperti sulla scatola nera ritrovata in Francia, riportate dall’edizione domenicale del tabloid tedesco Bild. I 20 minuti iniziali di volo fanno registrare uno scambio normale tra i due piloti, riferisce il domenicale precisando che il comandante spiega a Lubitz di non aver fatto in tempo ad andare in bagno al momento della partenza da Barcellona, preannunciando così la sua uscita dalla cabina. Poi alle 10,27 il pilota chiede al copilota di preparare l’atterraggio a Duesseldorf e Lubitz risponde con poche parole: «Spero», «Si vedrà». Il comandante esce e l’aereo comincia a scendere. Pochi minuti più tardi si sente picchiare forte alla porta come se qualcuno tentasse di entrare. Poi la voce del pilota: «Per l’amor di Dio, apri la porta». Sullo sfondo i passeggeri iniziano a gridare, il pilota tenta di sfondare la porta con un’ascia, poi urla «apri questa maledetta porta». Poco più tardi il primo impatto, seguito dalle urla dei passeggeri, ultimi rumori registrati dalla scatola nera. Poi lo schianto del velivolo contro il versante della montagna. Gli investigatori francesi, intanto, hanno isolato il Dna di 78 dei 150 passeggeri dell’airbus A320. Non è stato identificato alcun passeggero. L’operazione verrà effettuata a Parigi, confrontando i campioni raccolti con i quasi 5mila forniti dai familiari. Gli investigatori non possono escludere ufficialmente altre piste sui motivi dell’incidente oltre alla stranota ipotesi dello schianto volontario. Si apprende anche che Lubitz aveva già perso il 30% della vista. «Era in cura da diversi neurologi e psichiatri» ha detto un investigatore, secondo quanto riporta il giornale tedesco Welt am Sonntag. Soffriva di un disturbo d’ansia generalizzato per cui stava prendendo uno psicofarmaco antipsicotico, scrive il quotidiano Le Parisien, secondo il quale i medici gli avevano consigliato di fare molto sport. Nelle perquisizioni dell’appartamento a Dusseldorf e la villetta dei genitori, a Montabaur gli inquirenti hanno trovato anche numerosi farmaci per un disturbo psicosomatico. Secondo il tabloid Bild, alcuni erano sigillati, il che potrebbe voler dire che Lubitz avesse cessato di curarsi. Lubitz, che aveva un certificato di malattia anche per il giorno dell'incidente, che però aveva nascosto all'azienda, non è chiaro se quel fosse sedato. Si apprende anche che il certificato di idoneità attuale di Andreas Lubitz «è stato rilasciato nel 2014 dal centro aeromedico della Deutsche Lufthansa AG di Monaco» notizia confermata dal Lba, l’istituto medico federale tedesco cui ieri Lufthansa aveva rimandato per le responsabilità circa l’idoneità al volo del co-pilota.
«Per amor di Dio apri questa porta»
All’esame le registrazioni del pilota che tenta di sfondare la cabina con l’ascia Lubitz era in cura dagli psichiatri. Dichiarato idoneo al volo da Lufthansa