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Le polemiche cancellano gli eroi

Nicola Imbertin.imberti@iltempo.it Doveva essere il giorno delle risposte. E della memoria. Invece di risposte ne sono arrivate poche. Mentre la memoria, alla fine, è stata cancellata dalle...

Doveva essere il giorno delle risposte. E della memoria. Invece di risposte ne sono arrivate poche. Mentre la memoria, alla fine, è stata cancellata dalle polemiche. Purtroppo. Aula Mechelli del Consiglio Regionale del Lazio. L’associazione Caduti di guerra in tempo di pace ha organizzato un convegno dal titolo "Afghanistan, quanto ci resta". In prima fila c’è Annarita Lo Mastro, presidentessa dell’associazione e madre del parà romano David Tobini morto a luglio del 2011, ci sono Rosa e Luigi Positano genitori di Francesco Saverio Positano (morto il 23 giugno 2010), c’è Francesca Langella moglie di Giorgio (morto il 26 settembre 2006) e ci sono Dora Pinelli e Nunzio Di Lisio genitori di Alessandro Di Lisio (morto il 14 luglio 2009). A loro, dell’Afghanistan, resta il dolore per la perdita dei figli. Morti in una missione di pace, o in una guerra se preferite, che non hanno chiesto loro. Cercano risposte ad un’unica domanda: perché? E invece, troppo spesso in questi anni, hanno ricevuto porte chiuse e silenzi. Eppure non chiedono la luna. Vogliono semplicemente che gli venga riconosciuto ciò che gli spetta. Che i loro figli non diventino morti di serie B. Per questo hanno organizzato questo convegno. Un modo per provare a capire e tracciare un bilancio di una missione, quella in Afghanistan, durata 13 anni. In sala ci sono giornalisti, rappresentanti delle istituzioni («padrone di casa» il consigliere regionale Ncd Giuseppe Cangemi) e dell’Esercito (tra cui il comandante del Comando Operativo Interforze generale Marco Bertolini). Mancano, pur invitati, Angelino Alfano, Sergio Mattarella, Pietro Grasso e Laura Boldrini. Il ministro Roberta Pinotti ha delegato in sua rappresentanza Gianfranco Paglia, militare ferito in Somalia. L’atmosfera si scalda quando sul palco sale l’avvocato Giorgio Carta per spiegare quanto sbagliata, inutile e anticostituzionale sia stata la missione in Afghanistan. Ha fatto un calcolo: «Per ogni David Tobini sono morti 370 civili afghani». Il generale Bertolini non ci sta. Ne nasce un’accesa discussione e l’incontro, tra l’imbarazzo generale e la rabbia dei famigliari delle vittime, viene interrotto. Continueremo a lungo a interrogarci sull’utilità della missione in Afghanistan, sugli errori e sulle colpe. Ma una cosa è certa: l’Esercito, come le loro famiglie, avrebbe fatto volentieri a meno dei caduti. Tutti avrebbero di sicuro preferito che i nostri militari tornassero a casa sani e salvi. Invece 54 ragazzi sono morti per servire il proprio Paese. E meritano di essere trattati da eroi. Sempre. Da tutti. Senza inutili polemiche.

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