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Governatore Pd paga solo in contanti

Chiesta l’assoluzione in appello per D’Alfonso Presidente della Regione Abruzzo. Per vacanze, auto, moto e arredamento di casa non avrebbe mai attinto al conto

Pagava tutto cash. Andava in vacanza con moglie e figli senza mai strisciare bancomat e carta di credito. Ha arredato casa e comprato una macchina da 38 mila euro con la liquidazione di mamma e papà, impiegati alle Poste. Ha finanziato la fondazione «Europa prossima» con l'eredità lasciata dopo la morte della nonna e dello zio Filippo. Ha pagato per anni le bollette di luce e gas con i risparmi dei suoceri, gestori di una tabaccheria. Una disponibilità di denaro contante sospetta, che il 15 dicembre 2008 è costata a Luciano D'Alfonso, allora sindaco di Pescara, eletto col Pd, e attuale presidente della Regione Abruzzo, l'arresto per concussione. Secondo la Procura del capoluogo abruzzese, nel Comune si era diffuso un sistema di mazzette, di cui sarebbe stato beneficiario anche il primo cittadino. L’ITER   PROCESSUALE Assolto in primo grado nel maxi processo «Housework», D'Alfonso potrebbe incassare a breve un'altra assoluzione in secondo grado (la sentenza è prevista il 30 marzo). La Procura generale della Corte d'appello dell'Aquila ha chiesto, tre giorni fa, di confermare la sentenza del Tribunale di Pescara dell'11 febbraio 2013: non procedere per alcuni reati ormai estinti a carico del governatore abruzzese e di altri 16 imputati. Solo per Guido Dezio, all'epoca dirigente comunale e braccio destro di D'Alfonso, il pg Ettore Picardi ha chiesto la condanna a 2 anni e 6 mesi per tentata concussione. La contestazione del reato di associazione per delinquere fatta dalla procura di Pescara, è secondo il procuratore generale dell'Aquila basata su «fatti scollegati tra di loro: non c'era nessun modus operandi deliberato». Alle stesse conclusioni erano arrivati i giudici di prime cure: «niente prove e salti logici ingiustificati». Non è dello stesso avviso il pm Gennaro Varone, che ha condotto una delle più grandi inchieste della procura pescarese. «Tutto il processo gronda di richieste di denaro, di torbidità delle condotte amministrative e di deliberata opacità di quelle personali - aveva scritto il magistrato nell'appello - L'assoluzione dalle accuse di corruzione su questa vicenda è tra le meno comprensibili». Secondo il pm ci sono «prove secche» acquisite in dibattimento e «dimenticate» dai giudici.   L’AEREO PER IL FIGLIO Tra queste prove ci sarebbe la fattura del biglietto aereo che il Comune di Pescara pagò al figlio dell'ex sindaco per partecipare nel 2005 al famoso incontro di Almeria, in Spagna, per la proclamazione dei Giochi del Mediterraneo 2009. Gli altri documenti che sarebbero stati tralasciati dai giudici di primo grado riguardano la remunerazione dell'autista di D'Alfonso pagata dalla ditta Toto spa e gli appunti sequestrati al geometra Leombroni, loro dipendente. Secondo l'accusa, da questi scritti emerge chiaramente come Leombroni fosse a conoscenza in anticipo dei meccanismi del bando di gara per la riqualificazione dell'Area di Risulta dell'ex stazione ferroviaria di Pescara, aggiudicato appunto alla ditta Toto. I VIAGGI CON TOTO In base la sentenza di primo grado, i rilevanti benefit in denaro corrisposte dagli imprenditori Toto all'ex sindaco di Pescara avrebbero una spiegazione nei rapporti personali pregressi e costituirebbero, di conseguenza «mere donazioni in spirito d'amicizia». Lo stesso D'Alfonso, sentito in aula il 15 ottobre 2012, aveva spiegato così i frequenti voli in giro per il mondo (Cracovia, Malta, Santiago de Compostela, solo per citarne alcuni): "Non era la dazione di un viaggio che si dava a me, o alla mia famiglia, o in cambio di qualcosa. No, il protagonista del viaggio era la famiglia Toto e poi si cercavano gli accompagnatori, "i dami di compagnia"». A questo proposito, il pm gli aveva chiesto: «Però quando si fa un viaggio con moglie e più figli in genere ci si porta dietro del denaro o una carta di credito anche per le spese spicciole. Se suo figlio vuole le caramelle non credo che lei si sia rivolto a Carlo Toto». La risposta di D'Alfonso: «Malta era una specie di cattedrale isolata in un posto sperduto, dove prevaleva il sole, l'acqua e la solitudine. Io sono stato bombardato dalle riflessioni di questo uomo sul futuro dell'economia, dell'Europa, sul trasporto ferroviario. E poi c'era che il figliuolo con il quale abbiamo discettato di storie di filosofia». Insomma, l'attuale governatore sembra voler paragonare Malta al Tibet, un posto ci si dedica alla meditazione e, pur volendo, non si può spendere denaro in cose materiali.   MOTO E AUTO COL CASH A proposito di cose materiali, nel giugno 2005 D'Alfonso acquista una Volvo XC90, costata 25 mila euro al netto di una permuta: 13 mila euro li tirano fuori i genitori in contanti e gli altri 12 mila li paga l'ex sindaco con un assegno. A maggio 2006 compra una moto da 6.500 euro con i soldi prelevati un anno prima. «Li ha tenuti in contanti con sé per circa un anno?», gli ha chiesto il pm in sede di interrogatorio. «Come mi capita spesso e come capita anche a mia figlia», è la risposta di D'Alfonso, che anche per i lavori di ristrutturazione della sua abitazione ha spiegato con candore: «L'ho pagato con le mie mani all'interno delle mie tasche».

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