Flussi di denaro continui. Fino a 3 milioni 502 mila euro finiti sui conti correnti dell’ex superburocrate alle Infrastrutture, Ercole Incalza. Compensi che il presunto «burattinaio» del «sistema» svelato dalla Procura della Repubblica di Firenze, ha ottenuto attraverso vari lavori svolti non solo per il pubblico, ma anche per il privato. Come il milione di euro pagato da due società finite nella bufera giudiziaria: la «Green field system», giudicata la «camera di compensazione» per ottenere denaro e commesse, e la «Cooperativa Muratori & Cementisti Cmc» di Ravenna, impegnata negli appalti all’Expo di Milano. L’analisi è contenuta in un’informativa dell’Agenzia delle Entrate, allegata agli atti della vasta inchiesta che ha svelato un’ipotizzata ragnatela di interessi intessuta – stando all’accusa – da Incalza e dai fedelissimi Francesco Cavallo e Stefano Perotti, imprenditori che fanno man bassa di direzioni lavori. Sono loro gli uomini ombra dietro l’ex ministro Maurizio Lupi, che ne sfruttano il potere politico e amministrativo. Così, gli investigatori del Fisco hanno passato al setaccio i conti di Incalza dal 1999 al 2012, scoprendo tutti gli enti e società private che lo hanno pagato per attività. Analizzando i tabulati si scopre che nel periodo di riferimento ha ottenuto 675 mila euro dalle Infrastrutture, in quanto a capo della Struttura tecnica di missione. E nello stesso periodo ha avuto compensi da società che, a vario titolo, erano interessate alle grandi opere italiane, come la Cooperativa Muratori & Cementisti Cmc di Ravenna, per 501mila 926 euro. Nell’elenco, poi, ci sono anche Aeroporti di Roma e Sviluppo Lazio spa. Stando a quanto scrivono gli investigatori del fisco, «da una prima lettura è immediato notare che, se si esclude il ministero delle Infrastrutture, i due soggetti da cui Incalza ha percepito compensi più elevati sono Green Field System e Cmc di Ravenna. In particolare, la prima società ha corrisposto 670mila euro» anche se nei bilanci «non emerge alcun accenno all’attività svolta». La Cmc, invece, ha «corrisposto compensi per 501mila 963 euro». L’azienda è «salita alla ribalta delle cronache giudiziarie, quando, nell’ottobre 2013, si è conclusa l’indagine della Finanza che ha visto i dirigenti della cooperativa indagati per l’appalto nel porto di Molfetta». Un’inchiesta che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del presidente della commissione Bilancio, Antonio Azzolini, che avrebbe fatto portare nelle casse della società 10 milioni di euro per il completamento del porto di Molfetta (Puglia). E, forse, non è un caso se lo stesso Azzolini è citato negli atti della Procura della Repubblica di Firenze, quanto con altri senatori asseconda le intenzioni di Incalza di salvare la Struttura tecnica di missione delle Infrastrutture, nel momento in cui il Governo la voleva annettere sotto il controllo della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Ecco l’impero di Incalza tra pubblico e privato
gli investigatori del Fisco hanno passato al setaccio i conti di Incalza dal 1999 al 2012, scoprendo tutti gli enti e società private che lo hanno pagato per attività
