Ci risiamo. Si torna a discutere sulla possibilità di applicare dei codici identificativi sui caschi delle forze dell’ordine. «È la risposta in malafede del partito dell’anti-polizia e dei fiancheggiatori del disordine pubblico – risponde Gianni Tonelli, segretario Sap - Posso capire la proposta ai fini della trasparenza e potremmo raggiungere lo stesso obbiettivo con le videocamere che non perdonano nessuno. Con i filmati in mano a chi è chiamato ad indagare, nel 90% dei casi i problemi crollano. L'occhio elettronico è un deterrente per ogni bugia o abuso, oltre che uno strumento di prevenzione insostituibile». I codici alfanumerici sono già in uso in altri Paesi. Perché non applicarli in Italia? «Perché inducono in errore e mettono alla gogna chi magari non c’entra nulla. Facile nel momento di concitazione scambiare un numero per un altro e dare la colpa di un sopruso ad un agente che non ha invece alcuna responsabilità. Molto meglio fare affidamento sulle spy pen che noi abbiamo distribuito ai nostri iscritti sulle volanti e in ordine pubblico». C’è secondo Lei un disegno politico dietro questa iniziativa? «Certo che c’è, ed è chiarissimo. Il sistema che difendiamo non ci ricambia, anzi ci avversa in ogni modo. Cari parlamentari, se continuate in questo senso siete dei mascalzoni in mala fede. Abbiamo chiesto mille volte ascolto al Governo, al solito senza risultati». In questi giorni ha fatto il giro della rete la fotografia degli agenti imbrattati di vernice durante gli scontri all’università di Roma Tre. Che effetto fa a chi veste la stessa divisa vedere quell’immagine? «Io purtroppo sono talmente abituato a vedere ciò che i miei colleghi devono subire, che l’ho presa come una carnevalata. Tuttavia sarebbe peggio un’accusa infamante come quella che facilmente potrebbe nascere dall’errata trascrizione di un codice. Che sistema è quello che non difende i propri paladini?».
Tonelli (Sap): "Proposta di chi fiancheggia il disordine pubblico"
