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«Capitale all’altezza del Giubileo»

Per Monsignor Ambrosio, vescovo di Piacenza, alla fine Roma ce la farà «C’è quel pizzico d’improvvisazione che fa trovare sempre la soluzione»

Ha appena terminato un'affollata celebrazione, ma la gioia che traspare dalle parole di monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, è ancora legata all'annuncio a sorpresa di Papa Francesco: l'Anno Santo straordinario. Eccellenza, noi eravamo abituati al Giubileo del perdono: che significa della Misericordia? E, cos'è la Misericordia? «Credo sia proprio nello stile e nell'idea che caratterizza l'insediamento di papa Francesco: la cosa importante è la grazia di Dio su di noi, che ha come conseguenza il perdono, il conforto e la consolazione. Ma all'inizio servono l'amore di Dio e la misericordia, tutti abbiamo la necessità di accogliere la misericordia per diventare misericordiosi. C'è un grande bisogno di riconciliazione e fiducia. Credo che quando Francescoo ha parlato di terza guerra mondiale in modo sparso, lo abbia fatto perché ha voglia di aiutarci a curare le ferite. L'odio e le inimicizie si curano grazie alla misericordia che ci fa accogliere la pace a cui tutti dobbiamo tendere. Questo Giubileo è una grazia che il Papa vuole offrire ai cattolici ed estendere a tutta l'umanità, bisognosa di sapere che Dio ci ama e sapendolo di ritrovarlo tra di noi». A decidere questo Giubileo, il Papa ha anche un motivo "politico" ovvero, cercare maggior presa sui fedeli e abbattere la resistenza di alcuni ambienti tradizionali a lui ostili? Più popolo e meno Curia? «Diciamo che le differenze di vedute fanno parte della storia, non è questo che preoccupa il Papa, lui ci tiene alla comunione che deve confermarci nella fede ed è comunione nella Chiesa e possiamo riceverla quando siamo in comunione con Dio, Soltanto dopo possiamo vivere le differenze, se abbiamo accolto la comunione di amore e misericordia che Dio ci offre. Guardi, c'è un verbo argentino più che spagnolo, che il Papa usa: "primerear", Dio prima di tutto. Io posso peccare ma Dio è già lì per accogliermi con la grazia, mi accompagna e mi sostiene. L'accoglienza della misericordia vale per tutti, dal papa ai vescovi ai fedeli, proprio per mettere Dio "davanti", al primo posto. Come ha detto nella celebrazione della vigilia Pentecostale: Il Signor ci "primerea" , ci anticipa, ci sta aspettando: pecchi e lui ti sta aspettando per perdonarti». Questa "chiamata alla fede" dei cattolici è anche per arginare l'Europa che sta perdendo le radici cristiane e l'islam, quello integrale, che sta pensando di issare la bandiera nera su San Pietro? «Certamente l'attenzione all'Europa c'è, ma lo sguardo del Papa va al mondo intero, tutti dobbiamo riconoscerci creature e tutti siamo figli di quel Dio che ci ama e viene incontro a noi. Nei confronti dell'Europa ha ricordato che la cultura tiene insieme cielo e terra, se non si contempla il cielo, la terra diventa grigia, ed invece bisogna impegnarci per rendere la terra un luogo degno di essere abitato con dignità. E questo può avvenire se guardiamo verso il cielo e accogliamo la luce. Certo c'è anche il fenomeno dell'integralismo che non può non preoccupare, ma il Papa vuole far breccia nel cuore degli uomini perché siamo persone umane e quegli abbracci che offre sono segni di una vita umana e riconciliata anche nella diversità delle stesse religioni purché ben vissuta perché Dio è sempre per l'uomo, mai contro». Il Papa "semplice" che fissa l'apertura del Giubileo l'8 dicembre, anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II, e la chiusura il 20 novembre, domenica di Cristo Re è una strana coincidenza? «Due date molto importanti certo, ma il Papa ha una sapienza di base che lo porta ad essere com'é. Prima di tutto a comunicare attraverso le immagini che sono la forma più immediata di comunicazione, più che del ragionamento, poi è molto attento ai segni perché sono parlanti. Le immagini, i segni, comunicano tutti e diventano il linguaggio del Papa con grande significato perché esprime sempre qualcosa rispetto al cammino della vita ecclesiale e a tutto ciò che ha consentito alla fede cristiana di essere luce, gioia e speranza per tutti». Monsignor Ambrosio, secondo lei Roma è pronta ad affrontare l'afflusso dei pellegrini? «Credo che Roma lo sia. Le grandi occasioni hanno aiutato Roma e romani ad essere grandi: basti ricordare il funerale di Giovanni Paolo II, quanti timori e quante difficoltà ci si aspettava...come per la Giornata mondiale della Gioventù. Anche stavolta i romani sapranno dare il meglio di ciò che hanno dentro, senso di responsabilità e capacità organizzativa e quel pizzico di improvvisazione che fa trovare sempre la soluzione. Roma sarà all'altezza».

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