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Più moschee per tutti. Il governo impugna la legge della Lombardia

La Regione ha regolato con la legge 2/2015 i criteri per la realizzazione di nuove strutture religiose sul territorio al fine di prevenire lo sviluppo indiscriminato dei luoghi di culto

Scoppiano le polemiche dopo che il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge della Regione Lombardia sulle moschee. La decisione, si legge nella nota conclusiva del Cdm, è legata al fatto che "alcune disposizioni al fine di regolamentare la realizzazione di luoghi di culto e di attrezzature religiose nel territorio regionale, impongono agli enti rappresentanti di organizzazioni religiose una serie di stringenti obblighi e requisiti che incidono sull'esercizio in concreto del diritto fondamentale e inviolabile della libertà religiosa". Inoltre è stata stabilita l'impugnazione "per invasione nella competenza esclusiva dello Stato in materia di rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose. Tali disposizioni regionali - si legge ancora -  violano inoltre l'art. 117, primo e secondo comma, lett. a), Cost., per contrasto con i principi contenuti in trattati europei ed internazionali in materia di libertà di religione e di culto, nonché, prevedendo il coinvolgimento di organi statali preposti alla sicurezza pubblica, che riserva alla competenza esclusiva dello Stato la materia dell'ordine pubblico, che affida alla sola legge statale il potere di disciplinare forme di coordinamento fra Stato e Regioni nella materia della sicurezza pubblica".     La Legge impugnata. La Regione Lombardia aveva regolato con la legge 2/2015 i criteri per la realizzazione di nuove attrezzature religiose sul territorio regionale al fine di prevenire lo sviluppo indiscriminato dei luoghi di culto. Nei fatti la costruzione di nuovi luoghi di culto di qualsiasi confessione viene condizionata a particolari vincoli urbanistici, tra cui la costruzione di parcheggi ampi il doppio del luogo di culto stesso, strade di accesso "adeguatamente dimensionate", distanze minime da altri luoghi di culto e ulteriori norme di sicurezza, come l'installazione di un impianto di videosorveglianza esterno collegato con gli uffici della polizia locale o forze dell’ordine; inoltre l'approvazione, preceduta dall'acquisizione dei pareri di organizzazioni, comitati di cittadini, esponenti e rappresentanti delle forze dell’ordine oltre agli uffici provinciali di questura e prefettura, risulta sottoposta alla ulteriore discrezionalità di un non meglio definito rispetto del "paesaggio lombardo" e a un eventuale referendum consultivo a livello comunale.     Le reazioni. Le prime polemiche arrivano dal governatore lombardo, Roberto Maroni che su twitter replica subito con critiche al leader di palazzo Chigi: "Renzi ormai impugna ogni legge di Regione Lombardia, che si tratti di moschee, di sanità o di nutrie. E' solo ritorsione ma non ci intimidisce". Anche l'assessore al Territorio e Urbanistica di Regione Lombardia Viviana Beccalossi usa l'ironia e rincara la dose: "Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, in visita ai cantieri dell'Expo, ne approfitti per annunciare la costruzione di una grande moschea sul sito che ospiterà l'evento. Lo spazio c'è e siccome questo tema sta particolarmente a cuore al suo Governo, che ieri ha impugnato in fretta e furia la Legge di Regione Lombardia sui luoghi di culto, non gli resta che agire". E Beccalossi ricorda che proprio nei giorni scorsi il sindaco di Milano Pisapia non aveva fatto mistero del suo desiderio di realizzare una moschea proprio nell'area dell'Expo. Dichiarazioni arrivate in concomitanza con la visita a Milano del presidente del Consiglio. Dunque non ha dubbi l'assessore lombarda che parla di una "una decisione già nell'aria poche ore dopo l'approvazione della norma": "È chiaro a tutti - conclude Beccalossi - che il Governo strumentalizza politicamente questo atto di Regione Lombardia. Evidentemente nulla deve disturbare lo strisciante buonismo di chi vuole un'Italia senza regole e controlli e sempre più aperta a immigrati, profughi e clandestini. La nostra legge introduce criteri di buon senso e tiene conto di precisi vincoli urbanistici o di sicurezza, prevedendo la partecipazione dei cittadini al processo decisionale, come già oggi avviene per qualunque opera infrastrutturale. Insomma, quelle regole precise che tanto danno fastidio a chi vorrebbe il fiorire di moschee prive di regole a ogni angolo delle nostre città". Anche Daniela Santanché non risparmia pesanti critiche al governo, parlando, ironicamente s'intende, di un "tempismo perfetto in un momento storico delicatissimo, con l'Isis che un giorno sì e l'altro pure minaccia di fare del nostro Paese una polveriera". Santanché sottolinea che "le moschee sono dei luoghi dove si annida il rischio di alimentare la nascita di invasati che vogliono fare dell'Islam la religione della morte e del terrore, preparandosi a diventare potenziali terroristi. Non solo è fondamentale un monitoraggio di questi luoghi - conclude -  ma bisogna anche evitarne una loro proliferazione, legando la costruzione di nuovi edifici a regole certe. Il Consiglio dei ministri ha fatto un errore gravissimo".

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