Il Patto del Nazareno contiene un curioso paradosso. Nelle intenzioni dei suoi sostenitori dovrebbe essere il vettore verso un sistema politico più stabile e semplificato ma, nell’avvicinarsi del voto per il Presidente della Repubblica è, al contrario, un fattore che rende lo scenario più complesso. Le potenzialità di ogni candidato, infatti, vanno calibrate sul gradimento degli attori principali dell’accordo, ma anche su eventuali alleanze incrociate che possono crearsi con chi il patto non lo vuole o, ancor peggio, tra un contraente e un oppositore. Insomma, chi ci capisce è bravo. Perciò capita che Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio e attualmente componente della Corte Costituzionale, inaspettatamente può riscuotere il placet di Berlusconi e dei bersaniani. Sergio Mattarella, altro componente della Consulta, al contrario, è il nome che potrebbe unire il Pd, ma è sgradito a Berlusconi, per via della sua ostilità, un quarto di secolo fa, alla legge Mammì, culminata con le dimissioni dal governo Andreotti, dove guidava la Pubblica Istruzione. Nel Pd, inoltre, girano anche i nomi di ex segretari. In particolare Fassino e Veltroni. Su di loro però grava l’intendimento di Berlusconi di non votare un ex leader della sinistra. Intendimento più teorico che altro, considerando che le due personalità non sono considerate dal leader azzurro particolarmente ostili. Come non lo è Anna Finocchiaro, sulla quale gravano però i guai giudiziari del marito. E, soprattutto, l’altalenante perplessità della sinistra Pd. A Berlusconi non è sgradito neanche Francesco Rutelli. Relativamente giovane, è fuori da un bel po’ dalla contesa politica. E Renzi gli deve la carriera. Ma probabilmente la sua storia che lo ha visto fuoriuscire dal Pd per aderire al Terzo Polo lo rende inviso alla sinistra bersaniana. Sempre in zona centro gravita Casini, che è nei sogni di Alfano, è molto in buona con Berlusconi e ha tenuto sempre rapporti di cerniera tra gli azzurri e i Renziani. Ma, anche qui, come la metterebbe il premier con il resto del partito? A sinistra Pd, infatti, il magma continua a ribollire. E così ieri Pippo Civati ha inviato una lettera al Pd avanzando il nome di Prodi e lanciato segnali di fumo a Grillo e Casaleggio. Guerini, numero 2 di Largo del Nazareno, ha commentato che quella del prof bolognese: «è una proposta, ma possono essercene altre». Vero. Perché nelle sinistre stanze girano i nomi anche di Sergio Chiamparino, Graziano Delrio, Pierluigi Castagnetti e Paolo Gentiloni. Quest’ultimo da tenere particolarmente d’occhio, perché gradito dalle parti di Cologno Monzese. L’altro bacino è quello dei tecnici, in cui si sono alternati Ugo De Siervo, Sabino Cassese e Ignazio Visco, che però poi si è ufficialmente ritirato dalla (virtuale) contesa. I tecnici, tuttavia, sono considerati poco digeribili da Berlusconi che dovrà tenere conto anche dei movimenti di Fitto, il quale ha fatto già sapere che non accetterà perentorie disposizioni di voto comunicate via sms. Di certo, la scelta di Renzi della scheda bianca nei primi tre scrutini, seguito a ruota da Forza Italia, è volta a non complicare il quadro all’inizio della partita e tirar via candidati «di bandiera». Berlusconi ne aveva già messo in campo uno, Antonio Martino, ex ministro e riferimento del liberismo, che non aveva per nulla gradito la mossa. Occhi puntati sul quarto scrutinio, sabato. Lì dovrebbe arrivare l’«one shot», il colpo secco ad accordo raggiunto. Velina Rossa, foglio di informazione parlamentare vicino a Massimo D’Alema, scommette su un nome più volte finito nella rosa e più volte uscito: Mario Draghi. Il suo Quantitative Easing, sgradito alla Germania, è una iniziativa dal sapore nazional popolare in un’Italia schiacciata dall’austerità. Un palcoscenico popolato da molti attori, dunque, dai ruoli intercambiabili a seconda della giornata. Tra i quali uno solo, alla fine, se la ride. Giancarlo Magalli. Votatissimo, lui, dal popolo del web. A dimostrazione che in Italia, come sempre, la situazione è grave ma non seria.
Sabato eleggono il nuovo presidente
È il giorno del quarto scrutinio, quando serviranno «solo» 505 schede. Il favorito resta Amato LEGGI ANCHE Renzi alza scheda bianca Poi si vedrà Sulla strada del premier 200 franchi tiratori
