Sembra passato un secolo da quando la Cancelliera Angela Merkel lanciava i suoi strali contro contro l’Italia bizantina, a suo dire, di Berlusconi. Contro la furbizia dei politici che guidavano un Paese incapace di voltare pagina. In realtà di anni ne sono passati solo poco più di due e i rapporti tra Italia e Germania sembrano quelli di due teneri fidanzati. O forse quelli di una madre con il proprio figlio. La cornice idilliaca della Firenze del premier che ha fatto da sfondo al vertice bilaterale tra i i due Paesi conferma che l’Italia continua a provare comunque un sentimento di deferenza e di timore reverenziale per i panzer teutonici. Ieri è andata in scena l’ennesima rappresentazione del complesso di inferiorità che la classe politica italiana soffre nei confronti di Berlino. La Cancelliera Merkel ha spronato Renzi a non mollare nel cammino di cambiamento intrapreso dal premier. Nella conferenza stampa tenuta sotto il David di Michelangelo, ha elogiato a lungo gli sforzi dell'Italia per rinnovarsi attraverso le riforme e, nel farlo, ha spronato Matteo ad andare avanti. Non che ce ne fosse bisogno: il premier si è soffermato rapidamente sul Qe arrivato dalla Banca Centrale Europea, giudicandolo un «fatto positivo», ma subito dopo ha avvertito che questo, come le altre buone notizie, non deve fornire alibi per alzare il piede dall’acceleratore e scalare marcia. «Dobbiamo mettere il turbo» ha detto Renzi. E nel dirlo ha offerto un timing di riforme e legge elettorale: le prima saranno portate a casa «nel giro di alcune settimane». La seconda è cosa praticamente fatta. Anche sul Jobs Act, Frau Merkel non ha lesinato complimenti per il «padrone di casa». Un provvedimento che a detta della Cancelliera ha talmente inciso nella legislazione del lavoro che ora «gli imprenditori tedeschi in Italia, che ho incontrato stamane, mi hanno detto che non hanno più paura di assumere». I disoccupati italiani ancora attendono i mirabolanti effetti della legge consci, più dei loro politici, che il lavoro si crea con gli investimenti più che con i decreti. Ma le coccole della Merkel sono bastate per portare il premier a toccare il cielo con un dito. Così, ispirato dalla Galleria dell'Accademia, si è spinto ad accostare l’opera del governo al David di Michelangelo: «Come Michelangelo si trovò a spiegare che scolpire il David fu per lui facile, dato che si trattò solo di togliere il marmo in eccesso, così per noi non è stato difficile dare corso alle riforme. È bastato togliere l’eccesso di burocrazia». L’alleanza è sancita. I due capi di governo sembrano decisi a marciare insieme nelle prossime tappe dell'Ue. Ma le distanze su alcuni punti qualificanti come il grado di flessibilità da lasciare ai patti europei rimangono, così come la freddezza tedesca suscitata dalla svolta della Bce.
Matteo «serve» la Merkel. E lei lo coccola
La Cancelliera chiede impegno sulle riforme. Renzi obbedisce: metto il turbo Al bilaterale di Firenze gli elogi al governo per i cambiamenti già avviati. Quali?
