I «cinesi» che, secondo Sergio Cofferati, sarebbero accorsi in massa a votare alle primarie Pd in Liguria, fanno pienamente parte di quello che ormai, per dirla con Belli, è diventato un vero «commedione» politico. Tanto che anche Grillo, ieri, ci si è infilato in mezzo, con una perla in romanesco sul suo blog: «Avete fatto vota’ zingari, cinesi, tutti l’immigrati clandestini d’a Liguria e dintorni…». Però anche Cofferati, che oggi appare il ribelle per eccellenza del Pd a trazione renziana e battere il cuore a chi anela ad uno Tsipras italiano, è vittima della dittatura dell’archivio. Cioè di quella legge implacabile che mette ogni politico di fronte alle sue dichiarazioni del passato, regalando sorprese. E così si scopre che Cofferati, nel 2011, ai tempi delle primarie Pd per la scelta del candidato sindaco a Napoli, era molto più indulgente verso la partecipazione multietnica alla consultazione. Anche allora ci furono accuse di brogli, pesantissime, anche allora si parlava di «cinesi cammellati» ma l’ex leader Cgil affermava: «I cinesi? Chi li ha contati, non so perché non dovevano votare? Se ci sono comunità straniere i cui componenti risiedono in Italia e sono dei normali elettori non capisco perché non dovrebbero votare». E anzi, entrando più nel merito della diatriba sulla validità del voto, disse: «Io eviterei di rifare le primarie a Napoli. Se la commissione istituita appositamente per validare il voto concluderà il suo lavoro e accerterà irregolarità, allora, e lo dico solo con il buon senso, per me si dovrebbe procedere con un azzeramento del risultato». Insomma, posizione molto meno intransigente di quella di ora. Comunque poi a Napoli le primarie furono azzerate in un clima da piatti che volavano. Anche meno di due anni prima, nella fase congressuale per decidere la guida della Segreteria del Pd, dove se la battevano Franceschini e Bersani, ci fu qualche problema. I sostenitori dell’attuale ministro della cultura segnalarono, ad esempio che in Liguria (evidentemente patria di tormenti) sui fac simile utilizzati per spiegare come si votava era pre stampato il nome di Bersani. O ancora, in Calabria la mozione di Bersani ebbe consensi maggiori delle tessere. Cofferati, che sosteneva Franceschini, fu poi molto serafico nel salutare la vittoria della squadra avversaria: «I risultati non devono dividere» disse, perché quella delle primarie «per il Pd è stata una giornata straordinaria». E sempre «straordinario», secondo Cofferati, fu il risultato che Prodi, nel 2005, ottenne nelle primissime primarie di coalizione del centrosinistra. Allora il Pd non esisteva ancora, c’erano grandi velleità di consenso e un entusiasmo attorno al ritorno in Italia del Professore, dopo l’esperienza di Bruxelles, per mandare a casa l’odiato Berlusconi. Cofferati era tra gli elettori illustri di quella consultazione, in fila per un quarto d’ora al seggio 40 a Bologna. Peccato che Clemente Mastella, anche lui in corsa in quanto leader del suo Udeur, il giorno del voto scodellò una serie di pubbliche denunce di irregolarità. «A Roma» disse l’ex Guardasigilli «in un seggio del XIII Municipio, hanno trovato pacchi di schede già votate per Prodi, pronte per essere inserite appena si può», e ancora lamentava la mancanza di schede per votare nelle zone in cui il suo partito era più forte. Anni dopo, in un’intervista, fu più preciso e narrò di «extracomunitari che votavano a ripetizione a Firenze». Ma per Cofferati, da quelle primarie arrivò un «bellissimo segnale della voglia di partecipare». Perché evidentemente i cinesi buoni sono sempre e solo quelli degli altri.
Quando il voto cinese era una «bella risorsa»
Secondo Sergio Cofferati le primarie Pd in Liguria sono state inquinate dal voto dei "cinesi". Ma nel 2011 lodava la loro partecipazione
