Attualità

Quando la sinistra contestava i soldi spesi per liberare gli italiani

Nel 2004 i politici si scagliarono sui metodi usati nel caso dei «contractor»

Al diavolo il riscatto. A sinistra, dei presunti 12 milioni di dollari pagati per la liberazione di Greta e Vanessa, se ne infischiano. Dicono che la vita umana non ha prezzo e che per riportare a casa i nostri connazionali rapiti, è lecito pagare senza tante discussioni. Le polemiche, dunque, sarebbero inutili, persino ciniche. Ma è sempre stato così? Non esattamente. Undici anni fa, dopo la liberazione dei «contractor» Salvatore Stefio, Umberto Cupertino, Maurizio Agliana, avvenuta quando il loro compagno, Fabrizio Quattrocchi, era già stato ucciso, l’umanitarismo di sinistra, di fronte al sospetto del pagamento di un riscatto, appariva piuttosto appannato. Sarà perché le tre guardie private non erano in missione umanitaria, sarà perché alcuni, stupidamente, li etichettarono come mercenari, sta di fatto che in quel caso i «distinguo sinistri» non mancarono. Marco Minniti, ad esempio, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti ma allora responsabile dei Ds per i problemi con lo Stato, disse: «Dal momento che l’operazione si è conclusa felicemente, è giusto che il governo riferisca subito su tutti i particolari dell’operazione. Bisogna chiarire la questione della liberazione e l’ipotesi del pagamento di un riscatto». Gli fece eco il diessino Pietro Folena: «Il governo deve spiegare per filo e per segno com’è avvenuta la liberazione. Perché si è propagandato fino a ieri che i servizi segreti italiani erano sulla pista giusta e che addirittura avevano proposto il pagamento di un riscatto?». Da notare l’avverbio. Passano pochi giorni e lo stesso Folena, annunciando «addirittura» un’interrogazione parlamentare, tornò sul punto: «È giunta l’ora di dire la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità. È necessario che il parlamento ricostruisca l’accaduto, a partire dal pagamento o meno di un riscatto». E quando il Tg1 mandò in onda il blitz della liberazione, smentendo i sospetti sul riscatto, lo stesso Folena e Beppe Giulietti, del quotidiano online Articolo21, parlarono di «prova inconsistente» di «filmato palesemente manipolato» e si chiesero se l’assenza dalle immagini dei carcerieri dei «contractor» fosse la prova che «era stato pagato un riscatto». Polemiche che fecero dire all’allora premier Silvio Berlusconi, di ritorno dagli Stati Uniti d’America, che era stato toccato «il massimo della cialtroneria».

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