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I sanitari: «Dal suo sangue plasma per curare altri malati»

«Per Fabrizio abbiamo usato quattro farmaci sperimentali. Eppoi abbiamo impiegato plasma di convalescente, cioé componenti del sangue di chi dal virus è guarito. Una ricetta che ha funzionato»....

«Per Fabrizio abbiamo usato quattro farmaci sperimentali. Eppoi abbiamo impiegato plasma di convalescente, cioé componenti del sangue di chi dal virus è guarito. Una ricetta che ha funzionato». Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani, ha coordinato la battaglia contro Ebola. «Ora anche dal suo sangue tra qualche settimana verrà estratto plasma così che sarà utile in futuro per altri malati». «Fabrizio è stato il paziente zero per l’Italia e uno dei 22 casi curati fuori dall’Africa: ognuno è stato gestito in modo diverso», incalza Ippolito. «L’Organizzazione mondiale per la sanità ci ha fatto i complimenti per il livello di medici e infermieri. La Regione ci è stata vicina per trovare posto negli ospedali di Roma e del Lazio ai pazienti presenti nella Rianimazione quando abbiamo dovuto sgomberarla per far posto a Fabrizio che si era aggravato». «Per curare il volontario di Emergency contagiato in Sierra Leone è stata messa in campo una task force di 30 medici e infermieri e altri nove di riserva - interviene Nicola Petrosillo, direttore Infezioni Sistemiche - Hanno lavorato in modo continuo e con grande passione, tanto che a volte ho dovuto "cacciarli" via, perché il turno era finito». L’estenuante procedura di infilare e togliere tre volte al giorno le tutone isolate per accudire il paziente non ha scoraggiato. A Roma nessuno dei sanitari «in prima linea» si è contagiato, contrariamente a quanto accaduto negli Stati Uniti e in Spagna. «Era una sfida ma eravamo preparati - precisa Emanule Nicastri, direttore Malattie infettive tropicali - Abbiamo fatto corsi di formazione, prove teoriche e simulazioni. Sapevamo che prima o poi un paziente di Ebola sarebbe arrivato anche qui. Abbiamo vissuto momenti difficili quando Fabrizio era in gravi condizioni. Ma ogni scelta su come intervenire è stata meditata e condivisa». «La tensione? È stata tantissima, ma adesso grazie a questa esperienza siamo più preparati. Abbiamo formato una squadra vincente e negli altri reparti, chi ci ha sostituto nei turni ordinari, non ci ha fatto pesare il distacco nel reparto ad alto isolamento», sorride Antonella Mazzolini, infermiera. «L’arrivo dell’epidemia in America e in Europa ha determinato un cambio di strategia e l’utilizzo di macchinari più sofisticati», sottolinea Antonino De Caro, direttore della Banca biologica.

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