Attualità

Norman Atlantic, mistero sul numero dei dispersi

Tra i superstiti 80 non figurano nel registro di bordo. Anche clandestini. In salvo 427 naufraghi.  «Sull’elicottero 20 per volta: così li abbiamo portati via».

Forse nelle gelide e burrascose acque albanesi ci sono ancora una quarantina di persone che lottano per sopravvivere. L’ipotesi nasce dal calcolo degli eventuali dispersi fatto dalle autorità greche. Ma non può essere confermata da quelle italiane, perché è necessario verificare con precisione la corripondenza fra le persone imbarcate sul Norman Atlantic e quelle tratte in salvo con un’operazione definita «storica» dal capo di stato maggiore della Marina. Il «giallo» è emerso durante la conferenza stampa che hanno tenuto ieri pomeriggio a Palazzo Chigi il ministro della Difesa Roberta Pinotti, quello dei Trasporti Maurizio Lupi e i responsabili di Marina, Capitaneria di porto e Aeronautica. Il dato base è il seguente, come ha esordito la Pinotti: 427 persone salvate (più due cani) e otto cadaveri recuperati. In tutto fa 435. Ma sulla lista d’imbarco sembra che ci fossero 458 o 478 nomi. Quindi, in ogni caso, i conti non tornano, perché nel primo caso i mancanti all’appello sarebbero 31 e, nel secondo, 51. Invece i greci parlano di 38 dispersi. E non cambia molto il macabro aggiornamento di altri due corpi senza vita ripescati in mare reso noto in tarda serata, che ridurrebbe a 36 i dispersi. Non solo. Ottanta nomi di passeggeri tratti in salvo non corrisponderebbero a quelli segnati sulla lista. Qualcuno, inoltre, potrebbe essere sceso a Igoumenitsa, dove il traghetto ha fatto scalo prima di dirigersi verso Ancona, per non parlare della possibilità che su uno dei camion ci fossero immigrati clandestini. E sembra che due afghani siano tra i passeggeri salvati giunti in Puglia. Un mistero, insomma. Almeno per il momento. Un pasticcio di numeri che non offusca, però, l’eccezionale e impeccabile intervento di soccorso portato a termine dal nostro Paese, «una delle operazioni più grandi di questo tipo avvenute nella nostra storia», precisa l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di Stato maggiore della Marina, raccontando come i salvataggi si sono svolti tutti «tramite elicotteri a causa delle condizioni del mare e delle fiamme che lambivano anche i ponti superiori» del traghetto. Nel mezzo della notte alcuni soccorritori sono stati anche agganciati ai verricelli e trasportati a bordo del Norman Atlantic per dare una mano e gli elicotteri hanno fatto la spola fra il traghetto incendiato e la nave anfibia San Giorgio o altre imbarcazioni per scaricare fino a venti persone alla volta. Il tutto con un mare forza cinque e un vento a quaranta nodi. Condizioni decisamente proibitive che continuano a ostacolare le ricerche con velivoli e gommoni oceanici. Resta, come dicevamo, la possibilità che decine si superstiti o di cadaveri siano ancora in balia delle onde. «In queste ore l'impegno del governo italiano continua per verificare se si possano trovare ulteriori dispersi», ha detto il ministro Lupi. «Continueremo a scandagliare il mare per verificare la presenza di eventuali dispersi - ha aggiunto quello della Difesa Pinotti - Abbiamo assicurato alle autorità greche la nostra disponibilità a mantenere gli assetti necessari». Dei 427 salvati, 56 appartengono all’equipaggio (34 sono greci e 22 italiani), mentre tra i passeggeri figurano 234 greci, 54 turchi, 22 albanesi, 22 italiani, 18 tedeschi e 10 svizzeri e altri di nazionalità imprecisata. Preoccupa, intanto, il silenzio di un autotrasportatore Giuseppe Mancuso, di Rocca di Capri Leone, nel Messinese, che viaggiava sul traghetto e che dalle 5 di domenica mattina, quando l’uomo ha «contattato» i suoi familiari, non ha dato sue notizie. Il camionista siciliano non sarebbe nelle due imbarcazioni approdate in Italia con a bordo una parte dei superstiti, ma dalla prefettura fanno sapere che si attende l'esito dei controlli sui passeggeri a bordo di altre due navi destinate ai porti della Puglia. Inoltre, c'è un'altra nave diretta in Grecia, sulla quale sono stati trasferiti altri passeggeri. Intanto a Rocca di Capri Leone l’attesa cresce di ora in ora e con essa anche l’ansia e la paura. A Brindisi si attende l’arrivo della nave San Giorgio, partita proprio l’altro ieri alle 14.30 dal porto della città adriatica, che dovrebbe giungere sulle coste pugliesi nella notte.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.