Attualità

Carminati «confinato» a Parma

Massima sicurezza, nuovo trasferimento del boss di «Mafia Capitale» Nel carcere di Riina per tagliare i contatti con gli interessi criminali e con il Lazio

Un nuovo trasferimento, dal carcere di Tolmezzo (Udine) a quello di Parma: potrebbe essere la sede emiliana quella definitiva per il presunto dominus dell’associazione Mafia Capitale, Massimo Carminati. Dopo il primo trasferimento dalla casa circondariale di Rebibbia infatti, il «cecato» è stato «sistemato» – sempre in regime di carcere di duro – nella struttura carceraria che già ospita una serie di detenuti «pesanti» finiti dietro le sbarre con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. A partire dal «capo dei capi» Totò Riina fino ai presunti mafiosi legati al crimine organizzato calabrese come Sandro Figliomeni, ex sindaco di Siderno, nel reggino o come Antonino «Testuni» Pesce, ras della ndrangheta nella piana di Gioia Tauro. E così, a distanza di meno di una settimana dalla firma del Guardasigilli Andrea Orlando che aveva disposto il regime carcerario duro per uno dei quattro re di Roma, il trasferimento verso un carcere «specializzato» in fatto di mafia, diviene definitivo. Carminati era già stato trasferito per «incompatibilità ambientale» da Rebibbia a Tolmezzo: ora, dopo la svolta del carcere duro, il trasferimento in Emilia. «Non conosco le motivazioni del trasferimento - ha detto il legale di Carminati, Giosuè Naso - Parma è un carcere più duro di Tolmezzo, ma forse hanno considerato che c'è un centro medico più attrezzato. Carminati ha un frammento di pallottola nel cranio, sparata da un poliziotto nell'81 che gli ha portato via l'occhio sinistro. Ha un'ablazione totale del bulbo oculare ed è costretto a una pulizia e a un cambio di cerotto quotidiani e c'è sempre un rischio teorico di infezione». La stessa sorte toccata a Massimo Carminati è stata estesa anche altri indagati eccellenti dell’indagine: sono stati infatti trasferiti dai carceri romani in cui erano finiti dopo il blitz del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, la maggior parte dei presunti vertici dell’organizzazione criminale che – secondo i magistrati – era riuscita a infiltrarsi nella gestione degli appalti del Comune di Roma e controllava numerosi locali del litorale di Ostia. La decisione di spostare gli arrestati e allontanarli il più possibile dalla Capitale è stata motivata con «l’incompatibilità ambientale» ed è legata al fatto che molti degli indagati sono stati accusati di organizzazione a delinquere di stampo mafioso e che hanno contatti saldi e ramificati nelle malavita e nella criminalità locale. Contatti che ovviamente, secondo quanto ipotizzato dalla distrettuale antimafia capitolina, potrebbero estendersi anche alle consorterie della mafia «tradizionale» ormai da anni stanziali nel Lazio. Il primo trasferimento di Carminati è forse dovuto anche al tentativo di evitare i collegamenti tra i vertici dell’organizzazione e altri soggetti che ne fanno parte e che orbitano nel territorio di «competenza» di Rebibbia. Ora con lo spostamento a Parma i «ponti» dovrebbero essere completamente saltati. Il 12 dicembre era stata la volta di Salvatore Buzzi, considerato braccio operativo di Carminati sul settore politico-affaristico e posto al vertice delle coop sociali romane («29 giugno» in testa) e che era stato trasferito da Rebibbia al carcere di massima sicurezza di Badu ‘e Carros (Nuoro). Con il trasferimento di Carminati si chiude così la prima fase della maxi indagine che, superato lo scoglio del Riesame, si avvia verso un processo che potrebbe tracciare i contorni del nuovo potere criminale capitolino.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.