C’è anche un militare della Guardia di finanza in forza al nucleo di polizia tributaria di Roma tra gli indagati della maxi inchiesta su Mafia Capitale. Secondo quanto si legge nel mastodontico incartamento preparato dalla distrettuale antimafia di Roma, il finanziere – che appartiene allo stesso gruppo che ha curato le indagini assieme ai colleghi del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri – sarebbe stato avvicinato da Massimo Perazza (considerato come uno degli uomini più fidati dello stesso Carminati) dopo essere venuto a conoscenza del fatto che gli uomini del tributario avevano svolto accertamenti «che avevano portato all’acquisizione di documentazione dalla quale sarebbe stato possibile risalire a pratiche fraudolente perpetrate mediante falsificazione di documenti fiscali e contabili relativi alle forniture di carburanti per navi della Marina militare italiana». Saputo dell’accertamento Perazza non perde tempo e avvisa il suo capo Carminati che, immediatamente, contatta Roberto Lacopo (accusato tra le altre cose di prestare soldi a strozzo per conto del clan) che, a sua volta, contatta il finanziere «a cui chiedeva un interessamento al fine di eliminare il materiale documentale compromettente acquisito dalla polizia giudiziaria». Perazza è sicuro che gli inquirenti abbiano puntato l’attenzione sul giro di carburante sottratto alla Marina militare, tanto che in un’intercettazione chiarisce ad un amico che «conosco uno della finanza che mi ha detto che fa dietro... quello che li ha autorizzati per i telefoni, si chiama Pignatone... ehh... sarebbe il nome del magistrato». Perazza è preoccupato degli accertamenti della finanza, tanto da parlarne direttamente con un ufficiale della Marina militare italiana (probabilmente lo stesso con il quale l’indagato ha messo in piedi l’affare del trasferimento del carburante dalle navi militari alle proprie attività commerciali) «in merito alla possibilità di alterare o eliminare le prove documentali acquisite dagli organi inquirenti». L’affare sul carburante che sarebbe stato trasferito dai depositi della Marina è di quelli importanti e potrebbe ampliarsi ancora. Sul piatto infatti rimane un progetto che coinvolge oltre a Carminati, anche Riccardo Brugia, Marione Corsi, e, naturalmente, lo stesso Massimo Perazza. I cinque si incontrano nel giugno dello scorso anno al bar Vigna Stelluti e parlano diffusamente dell’affare. «Stando a quanto emerso – scrivono i militari del Ros – l’iniziativa prevede la realizzazione di un’area commerciale comprendente un distributore di carburanti con altre strutture annesse». Un affare importante anche perché si può lucrare sull’approvvigionamento dei carburanti: «Una su tre, una su tre, dipende dal gasolio, ce lo scarica in nero. Lo sai quanto è una... un bilico di 70 mila litri in nero? Vuol dire che guadagni 20 mila euro ogni scarico».
Spunta anche il traffico di carburante
C’è anche un militare della Guardia di finanza in forza al nucleo di polizia tributaria di Roma tra gli indagati della maxi inchiesta su Mafia Capitale. Secondo quanto si legge nel mastodontico...
