Continuano senza sosta le indagini per scoprire l’autore del brutale assassinio del piccolo Loris Andrea Stival. Anche ieri gli investigatori della questura di Ragusa hanno lavorato per cercare di fugare i dubbi e le incongruenze della ricostruzione fatta dalla madre, Veronica Panarello, e per tentare di trovare i tasselli che ancora mancano al puzzle, come lo zainetto di scuola che Loris aveva sabato 29 novembre quando in classe non è mai arrivato. Che fine ha fatto? Dove lo ha buttato l’assassino? Intanto ieri il padre del bambino, Davide, si è fatto vivo attraverso il legale di famiglia, l’avvocato Francesco Villardita. «Chi è a conoscenza di qualcosa, parli» è stato l’appello lanciato alla popolazione. L’autotrasportatore, che il giorno del delitto si trovava nel Nord Italia, ha fatto anche una comprensibile richiesta: «Dateci nostro figlio al più presto». Il corpo del piccolo, infatti, non è stato ancora restituito alla famiglia ma è rimasto a disposizione dei medici legali. Questo impedisce di fissare la data dei funerali. Ma Davide Stival è andato oltre e ha difeso la moglie, sommersa dai sospetti: «Veronica è una mamma speciale, non voglio che si infanghi il nome di mia moglie - ha fatto sapere sempre tramite l’avvocato - Abbiamo un dolore immenso, non mostrate più le foto dei nostri bambini». Del resto il clima che si respira in paese è davvero pesante. L’omicidio ha scosso i residenti e l’arrivo di tanti giornalisti e telecamere ha fatto il resto. Al punto che perfino il viceparroco della chiesa madre di Santa Croce Camerina, don Flavio Maganuco, non ha nascosto la sua irritazione durante la messa domenicale di ieri mattina: «È stata una settimana particolare, a scuola sono andate tante persone, anche troppe. E sono andate anche tante telecamere, anche qui in chiesa oggi, è una vergogna. Evidentemente non hanno altro da fare» ha detto, senza però addentrarsi nel caso di Loris. «È inopportuno da parte mia dire qualsiasi cosa prima che venga fuori la verità intera - ha spiegato - sono state dette troppe cose e finché non c’è niente di certo non mi sento di dire nulla». E infine, durante l'omelia, si è fatto portavoce di un sentimento diffuso, secondo il sacerdote, nella comunità di Santa Croce: «Sono stanchi ed arrabbiati, soprattutto per ciò che è stato detto sulla intera collettività». Ma al di là dell’atmosfera tesa, l’attenzione è tutta focalizzata sull’inchiesta. Gli inquirenti stanno esaminando il dispositivo gps della Polo nera di Veronica Panarello, che la stessa donna ha consegnato spontaneamente alla polizia, per verificare il tragitto percorso la mattina dell’omicidio. Sugli spostamenti di quella mattina maledetta è tornato lo stesso avvocato Villardita, in particolare sul fatto che l’auto è stata ripresa nei pressi del Mulino Vecchio: «Prima che uscisse fuori la telecamera, questo percorso era stato già da tempo detto alla Polizia - ha ribadito il legale - Dire verso il Mulino Vecchio e dire verso Punta Secca, è la stessa strada come direzione. Lei queste cose le ha già dette, perché quella è la zona dove ci sono i cassonetti, non ci sono altre zone dove ci sono i cassonetti, quindi se deve buttare la spazzatura deve passare da lì». L’avvocato Villardita ha anche parlato delle indiscrezioni apparse ieri sul Corriere della Sera: «Smentisco nel modo più assoluto che la signora Veronica Panarello abbia tentato nel passato un suicidio sia con che senza l'ausilio di fascette». Sul fronte delle indagini molto si attende dall’esame del dna del materiale ritrovato sotto le unghie di Loris come pure da quello riscontrato sulle forbici sequestrate in casa Stival. Da verificare anche il traffico telefonico della mamma di Loris. Nei 36 minuti tra le 8.49 e le 9.25 in cui la donna, in base alle riprese delle telecamere di sciurezza, è rimasta sola con il figlio Loris nella casa di via Garibaldi, ha parlato al telefono, stando ai tabulati, solo una volta, con il marito, che l’avrebbe chiamata pochi minuti prima che Veronica uscisse. Sempre dai tabulati sarebbe emerso che quel sabato mattina la donna avrebbe parlato al telefono una decina di volte, con il marito o con altri membri della famiglia, e avrebbe inviato o ricevuto una mezza dozzina di sms, alcuni dei quali ricevuti dal gestore telefonico, a dimostrazione che è stata chiamata ma il telefono non era raggiungibile.
Il papà di Loris: «Chi sa qualcosa parli»
Davide Stival difende la moglie sommersa dai sospetti: «Mamma speciale». Gli investigatori esaminano il dispositivo gps dell’auto e i tabulati telefonici
