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Prezzo per prezzo il menu della banda Venti minori rom valgono un milione

Augusto Parbonia.parboni@iltempo.it Prima di tutto il potere. La vera parola d’ordine è «comandare». Sempre e su chiunque. Poi i soldi. Ma quanti? Gestiti da chi? E per conto di chi? E soprattutto...

Prima di tutto il potere. La vera parola d’ordine è «comandare». Sempre e su chiunque. Poi i soldi. Ma quanti? Gestiti da chi? E per conto di chi? E soprattutto a chi darli per corrompere e ottenere un sì per qualsiasi richiesta? Per dare una risposta a queste domande è necessario fare i «conti in tasca» a chi da due giorni è rinchiuso dietro le sbarre perché accusato di aver gestito un’associaizone di stampo mafioso, che avrebbe avuto al vertice, per la procura di Roma, l’ex esponente di estrema destra Massimo Carminati, insieme al presidente della Cooperativa 29 giugno, Salvatore Buzzi. Loro due avrebbero avuto in mano la gestione dei soldi e del potere, in grado, in base alle indagini dei carabinieri del Ros e della Finanza, di raggiungere qualsiasi livello politico ed economico. Sempre dietro il pagamento di «tangenti» e «stipendi» mensili. I settori sui quali aveva messo le mani la banda criminale finita in galera con pesanti accuse, vanno dai rifiuti ai rom, fino ai profughi. In ognuno di questi campi avevano l’uomo giusto, la persona che gli risolveva i problemi e gli faceva ottenere business milionari. Basta considerare, ad esempio, che la Cooperativa 29 giugno era arrivata a fatturare 50 milioni di euro l’anno, come ha detto lo stesso Buzzi a un complice in una intercettazione ambientale. Per quanto riguarda i rifiuti, Buzzi sarebbe riuscito a ottenere un appalto da 5 milioni di euro. Per quanto riguarda invece la gestione dei campi nomadi, nelle intercettazioni viene riportata una frase in cui gli indagati spiegano quanto possono far incassare alla banda 20 minori: un milione di euro. Basta pensare a quanti bambini hanno transitato nei campi rom per capire qual è mole di denaro che si sarebbero messi in tasca gli indagati. Un anno fa, inoltre, parlando invece di verde pubblico, altro settore dove l’organizzazione avrebbe messo le mani, la Cooperativa 29 giugno vince un appalto per la manutenzione del verde dell’Eur, pari a 8 milioni e mezzo. «C’è un milione e 8 per il servizio giardini.. c’ho 3 milioni sul sociale.. c’ho un altro milione sul sociale.. ohhhh..gli ho apparecchiato 10 milioni», dice Buzzi in una intercettazione con Claudio Caldarelli, un altro arrestato. «Sul verde cioè quelli che...sul verde c’hanno destinato 10 milioni...c’hanno destinato, de’ sti 10 milioni 5 sono pe’ le cooperative sociali», dice Buzzi ad Alessandro Montani, il 16 ottobre 2012. Parlando sempre di aree verdi, nelle carte della procura di Roma spuntano anche le piste ciclabili. Pure su queste vorrebbe mettere le mani l’organizzazione: «Un milione sulle piste ciclabili...questo dovrebbe essere». Poi ci sono soldi che sarebbero stati versati alle Fondazioni, come quella dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, «Nuova Italia»: 75 mila euro, cifra che l’ex primo cittadino ha confermato. Oltre ad altri 30 mila euro che sono stati bonificati alla Fondazione De Gasperi, all’epoca, nel 2012, presieduta da Franco Frattini. Fin qui alcuni esempi per capire su quali appalti avrebbero cercato di intrufolarsi gli indagati. Poi, però, c’è tutto il compartimento che riguarda i soldi che invece sarebbero stati «investiti» per pagare politici. Alcuni, infatti, venivano addirittura stipendiati: i più «piccoli» o che avevano poco da «offrire», venivano pagati 1.000/1.500 euro al mese. Ma se invece la persona «amica» siedeva su poltrone di prestigio, lo «stipendio» poteva arrivare anche a 15 mila euro al mese. Quest’ultima cifra si riferisce, secondo il gip, all’ex ad di Ama, Franco Panzironi. L’arrestato ieri ha accettato di rispondere al gip. Scena muta, invece, da parte di Carminati e di altri 12 persone indagati. Per quanto riguarda Panzironi, l’ex dirigente ha respinto le accuse negando di essere stato al soldo del presunto clan facente capo a Carminati.

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