Ristoranti pagati dal Partito democratico, regali a giornalisti, vini acquistati sempre nelle stesse enoteche. L’inchiesta della procura di Rieti che ha coinvolti tutti i consiglieri del Gruppo del Pd della Regione Lazio in carica dal 2011 al 2013, sta per essere chiusa. La guardia di Finanza, infatti, sta per depositare le ultime informative sulla vicenda che ha coinvolto decine di indagati. Si tratta dell’inchiesta sull’uso di soldi pubblici per interessi privati è infatti diventata una tempesta che sta travolgendo decine di politici e di imprenditori. La procura di Rieti ha allargato a macchia d’olio le indagini negli ultimi mesi, arrivando a scoprire un «sistema consolidato» in grado di spendere denaro in maniera illecita, quindi, non per interessi pubblici, come campagne elettorali. Inizialmente erano 14 i politici coinvolti, (ex consiglieri regionali del Pd nella legislatura che aveva come presidente Polverini) poi si è passati a 30 persone indagate. Tra i politici coinvolti, l’ex capogruppo Esterino Montino e attuale sindaco di Fiumicino, l’ex capo segreteria del sindaco di Roma Enzo Foschi, l’ex tesoriere e consigliere del Pd Mario Perilli e l’ex consigliere Giuseppe Parroncini. E ora, nel mifrino delle Fiamme Gialle, anche imprenditori (ristoratori, albergatori e titolari di enoteche) e altri politici del centrosinistra. Anche gli anni sono aumentati. All’inizio, infatti, gli accertamenti facevano riferimento ai soldi spesi fino al 2011. Ora, nelle migliaia di carte che compongono il procedimento penale per peculato, falso e finanziamento illecito, anche gli anni 2012 e 2013. Insomma, la legislatura Polverini. Tutto il bilancio è sotto la lente d’ingrandimento di pm e Finanza. In base agli accertamenti degli investigatori, il denaro pubblico sarebbe stato usato per regali di Natale a gionalisti televisivi, per organizzare cene e pranzi in aziende agricole e ristoranti, per acquistare vino e alcol in enoteche, per consulenze legali e per convegni. E al centro delle indagini, migliaia e migliaia di fatture che sono state emesse dai politici e ricevute dagli imprenditori. Per far luce su questo presunto giro di fatture false, i finanzieri hanno sentito 300 persone informate sui fatti che in un modo o nell’altro hanno avuto a che fare con le spese del Partito democratico. Diverse anche le perquisizioni compiute in questi mesi, durante le quali è stato messo agli atti materiale utile a verificare la responsabilità di chi avrebbe usato denaro pubblico per fini personali e non per organizzare campagne elettorali.
Ristoranti, enoteche e regali, ecco le false fatture Pd
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