Quando il calciatore Daniele De Rossi aveva acquistato un appartamento in via Copenaghen, non poteva certo pensare che dopo diversi anni quella casa sarebbe diventata la scena di un crimine. Invece, in quell'attico all'Eur, zona sud della Capitale, dove adesso abita l'ex moglie del campione della Roma, nel luglio del 2013 un imprenditore era stato sequestrato e seviziato. La vicenda è venuta alla luce domenica scorsa, quando otto persone sono state raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare. Tra gli indagati, accusati a vario titolo di sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni personali, rapina e usura, spicca il nome di Tamara Pisnoli. La donna, trentunenne, era balzata agli onori della cronaca per il matrimonio con Daniele De Rossi, terminato nel 2009 con un divorzio. In realtà, il nome della ragazza, o meglio il cognome, era già noto alle cronache, in particolare a quelle giudiziarie. Tamara è infatti la figlia di Massimo Pisnoli, pregiudicato ucciso nel 2008, al quale De Rossi aveva dedicato la doppietta segnata in Nazionale contro la Georgia. Secondo gli inquirenti la donna, insieme ai complici, avrebbe messo in atto un piano per sequestrare un imprenditore «allo scopo di ottenere come prezzo della liberazione, l’ingiusto profitto della somma di 200.000, di cui 150.000 pretesa dalla Pisnoli in restituzione dell’importo di 84.700, versato quale acconto per l’acquisto di una licenza per un impianto di fotovoltaico». La vicenda è descritta dettagliatamente nelle 172 pagine che compongono l'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Giuseppina Guglielmi. Non è la prima volta che l'imprenditore sequestrato è costretto ad affrontare «controversie» relative ai suoi rapporti lavorativi. Nel 2011 infatti era stato minacciato da alcuni «colleghi» per affari avvenuti a San Marino, legati alla realizzazione di impianti fotovoltaici ai quali aveva partecipato, in subappalto, anche la Società Tecno Impredil Group srl, facente capo ad Antonio Schiavone, di Casal di Principe. Un altro contenzioso, a dire della vittima, sarebbe invece relativo alla licenza per la costruzione di un impianto fotovoltaico. È in questa occasione che l’imprenditore aveva conosciuto Tamara Pisnoli. Per la vittima, l’indagata era la fidanzata di un amico, una ragazza interessata ad investire nel settore del fotovoltaico e che aveva anche versato 85 mila euro all'imprenditore per ottenere una licenza. Nell’aprile del 2013 però, Tamara aveva interrotto il legame sentimentale con l’amico della vittima e aveva quindi deciso di recedere anche il contratto con l’imprenditore. Naturalmente, la donna pretendeva di riavere la somma versata e l’imprenditore iniziava a spaventarsi in quanto riteneva che la donna fosse legata alla famiglia dei Casamonica, noti pregiudicati romani. Si arriva così all’estate del 2013, quando due persone «percuotevano e minacciavano» l’imprenditore, si legge nel capo d’imputazione. «Successivamente - continua l’atto - nel corso di un ulteriore incontro, il Camilletti e Milano, unitamente alla Pisnoli, minacciavano (ndr la vittima) di morte». Tamara Pisnoli, in particolare avrebbe affermato: «Sai quanno ce metto a fa ammazzà na persona? Basta che metto 10 mila euro in mano a un albanese! Non ce metto niente!». In quel periodo l’imprenditore aveva alle costole anche altri soggetti, ritenuti essere dagli inquirenti degli usurai, individui ai quali la vittima si era rivolta e che adesso pretendevano, e in alcuni casi ottenevano, centinaia di migliaia di euro: «Somma equivalente a un interesse usurario annuale pari al 1.153%». Il 17 luglio l’imprenditore si reca in un bar: «Arrivò una Mercedes blu con delle persone a bordo che mi dissero di salire - ha raccontato la vittima ai carabinieri - Abbiamo fatto un giro e mi hanno condotto in un’abitazione, verosimilmente di Tamara. Sceso dalla vettura con due delle tre persone, le stesse mi hanno costretto ad entrare nell’immobile ove vi erano altri due soggetti. Entrato nella casa sono stato aggredito dai primi due individui con pugni su tutto il corpo e poi ferito anche alla testa con un coltello». Poi, dopo aver sottratto alla vittima 900 euro e un Rolex, i sequestratori lo avevano accompagnato nuovamente in macchina: «Poiché però perdevo troppo sangue decisero al momento di lasciarmi per strada - continua la vittima - Chiamai la mia ragazza che mi raggiunse sulla Portuense, all’angolo con via del Trullo». Giunto in ospedale, l’imprenditore era stato medicato. Nei suoi confronti i sanitari avevano diagnosticato una frattura delle ossa nasali, un edema, diverse ferite al cuoio capelluto e numerose contusioni.
«Co’ 10mila euro te posso fa ammazza’»
Le intercettazioni dell’ex moglie del calciatore De Rossi, Tamara Pisnoli LEGGI ANCHE Imprenditore sequestrato, otto arresti. C'è anche la ex moglie di De Rossi FOTO<
