Il primo caso di Ebola accertato è stato quello di un bambino di due anni morto il 6 dicembre 2013 a Meliandou, in Guinea. Un’indagine pubblicata sul «New England Journal of Medicine» ripercorre le tappe dell’epidemua di febbre emorragica. Il 10 marzo Ebola è già a Macenta, distante 90 chilometri. Viene allertato il Ministero della Salute guineano. Il 18 marzo Medici senza Frontiere, che opera dal 2010 nella prefettura di Guéckédou, raccoglie campioni di sangue di 20 ammalati e li invia per le analisi nei laboratori di biosicurezza di Lione e Amburgo. La diagnosi è inequivocabile: si tratta di Ebola. Il virus però non appartiene a nessuno dei ceppi "tradizionali" della malattia: Zaire, Sudan, Bundibugyo, Reston, Tai Forest. Le analisi dimostrano che questo Ebola non ha nulla a che fare con l’Africa occidente ma è simile nel 97% del genoma all’Ebola del Congo. Insomma, è un mutante. Così lo definisce a maggio Margaret Chan, direttore generale dell’Oms. E così lo descrive Sheikh Humar Kahn, il direttore del laboratorio di Kenema (poi morto contagiato) nello studio pubblicato il 14 luglio quando l’epidemia è già in Sierra Leone e Liberia. Paesi che confinano con la prefettura di Guéckédou, dove è originata. Poi il disperato viaggio del funzionario Patrick Sawyer dalla Liberia per cercare una cura e che invece finisce per contagiare la Nigeria, che ha ora sconfitto il virus insieme al Senegal. In Guinea, Sierra Leone, Liberia e Mali l’epidemia si allarga: ora i morti sono 6.928 e 16.169 le persone infettate.
Cronaca di un’epidemia annunciata
Il primo caso di Ebola accertato è stato quello di un bambino di due anni morto il 6 dicembre 2013 a Meliandou, in Guinea. Un’indagine pubblicata sul «New England Journal of Medicine» ripercorre le...