Pochi poliziotti, per lo più concentrati in centro, mentre la periferia sconta il rapporto più duro da pagare in termini di sicurezza, con un agente ogni 2.500 abitanti. Tutto questo mentre aumenta la popolazione senza occupazione, i nomadi, le manifestazioni quotidiane che tengono impegnate praticamente tutto l’anno le forze dell’ordine. Un quadro a dir poco desolante, che fa sentire tutti, cittadini e commercianti, meno sicuri rispetto a qualche anno fa. Eppure è la triste realtà raccontata ieri dal vicequestore della Capitale Ferdinando Santoriello nel corso della giornata per la legalità della Confcommercio, durante la quale è stato fornito anche uno spaccato sulla situazione nella capitale «Le attuali risorse a disposizione delle forze dell’ordine non bastano di fronte all’aumento di nuova popolazione senza lavoro, alla presenza dei nomadi che solo a Roma si attesta sulle 8 mila unità e alla crisi che produce altra precarietà», ha detto a chiare lettere Santoriello. I conti sono presto fatti, un militare ogni 2.500 abitanti in periferia, uno ogni 250 in centro, segno dell’insufficienza di uomini sul campo ma anche della sproporzione di forze dispiegate sul territorio. Da qui le rassicurazioni del ministro dell’interno, Angelino Alfano, che ha annunciato di aver firmato un «nuovo piano per l’inverno» contro la contraffazione e di puntare ad una rivisitazione della legge sulla certezza della pena. Pesa alle imprese il costo dell’illegalità. Tra abusivismo, contraffazione, taccheggio e criminalità il conto è 26,5 miliardi di euro, che le imprese del commercio, alberghi e pubblici esercizi hanno pagato nel 2014. Più nel dettaglio l’abusivismo commerciale costa 7,8 miliardi, quello nel turismo 5,2 miliardi, mentre la contraffazione si fa sentire sui costi delle imprese per 3,3 miliardi. Il taccheggio viene invece stimato in 4,9 miliardi. La perdita di fatturato ammonta dunque a 21,2 miliardi, che sale di altri 5,3 miliardi per il costo della criminalità, tra assicurazioni, sistemi di sicurezza, spese difensive. «Ai tanti problemi, la crisi, il costo del lavoro, si somma drammaticamente il costo dell’illegalità – ha ricordato Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio – in questo paese c’è bisogno invece di semplificazione. Sicurezza e legalità sono condizioni necessarie per una democrazia compiuta quanto per un mercato sano. Di fronte alle minacce della criminalità si deve e si può reagire. Noi chiediamo tolleranza zero contro ogni fenomeno criminoso». A fronte di questi dati emerge anche che per un’impresa su due i livelli di sicurezza sono peggiorati rispetto all’inizio della crisi iniziata nel 2008: il dato è più accentuato nelle grandi città del Centro-Sud, con il 58 per cento e per i tabaccai, 63%, la categoria che si sente in assoluto più insicura. Sono anche in crescita i furti (per il 68 per cento delle imprese), l’abusivismo, la contraffazione e le rapine (in aumento per circa il 50-55% degli imprenditori). Mentre l’usura cala per il ministero dell’interno, anche se a livello locale questo non si direbbe visto che, almeno nella percezione dei commercianti romani, il fenomeno è in aumento. Così come i furti, ancora una volta specialmente a danno dei tabaccai, poi degli albergatori e dei pubblici esercizi. In particolare, per l’usura, il 18% degli imprenditori ha dichiarato di conoscere qualcuno che l’ha subita mentre il 9% di averla subita personalmente. Poi c’è un 6,2 per cento che preferisce non rispondere e non si sa se per paura o per altro. Rosario Cerra, presidente di Confcommercio Roma, non ha dubbi: «Se si cade nell'usura è anche perché il sistema bancario non aiuta gli imprenditori. Sembra che la politica delle banche sia di tutelare se stesse, dovremmo trovare soluzioni insieme alle istituzioni per aprire questi cordoni». È colpita dai dati Marta Leonori, assessore capitolino al commercio, anche se, dice, «l’insicurezza percepita dai commercianti non corrisponde sempre alla realtà. Resta il fatto che l’allarme lanciato dal vice prefetto sul numero insufficiente di forze dell'ordine, va ascoltato. Per questo accolgo positivamente le parole del ministro Alfano». All'insicurezza i commercianti rispondono spendendo circa il 10 per cento del fatturato annuo in misure varie per difendere la propria persona e l’attività: soprattutto telecamere, nel 40,1% dei casi, poi nell’assicurazione, con la vetrine corazzate, la vigilanza privata e infine la denuncia alle forze dell’ordine. Ancora una volta sono i tabaccai a investire di più nella sicurezza, seguiti dai pubblici esercizi e dagli alberghi. Stesse categorie che tra le richieste mettono al primo posto un maggior presidio del territorio da parte delle forze dell'ordine e certezze della pena. Su entrambi i fronti il ministro dell'Interno è sceso in campo.
Un solo poliziotto ogni 2.500 romani
Emergenza malavita all’assalto nelle periferie sguarnite di agenti. I commercianti corrono ai ripari spendendo il 10% del reddito per difendersi
