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Fidanzati, fotografi, registi e sfruttatori. A Roma 7000 indagini per abusi sessuali

Nella Capitale ogni anno i pm si occupano di migliaia di episodi di aggressioni

Noti fotografi adescano affascinanti adolescenti convincendole a esibirsi in scene saffiche che farebbero impallidire la stessa poetessa greca. Studentesse delle scuole superiori si prostituiscono con la compiacenza delle madri. Subdoli registi promettono un futuro nel mondo dello spettacolo in cambio di prestazioni sessuali. Appartamenti dove minorenni, uomini o donne, vivono attendendo clienti capaci di comprare i loro giovani corpi. Dall’inizio dell’anno, a Roma, sono oltre 7000 le notizie di reato che arrivano sul tavolo del procuratore aggiunto e del pool di magistrati che si occupa di reati connessi alla sfera sessuale. A ogni notizia di reato corrisponde l’apertura di un fascicolo, carpette contenenti pagine redatte grazie al lavoro dei pubblici ministeri e delle forze dell’ordine che quotidianamente si occupano di violenze, abusi sessuali, stupri, maltrattamenti in famiglia, adescamenti, sfruttamento della prostituzione, pedopornografia, stalking, atti osceni e tutti i reati attinenti allo sfera sessuale e agli abusi connessi. Nella Capitale sono tre i crimini di natura sessuale maggiormente commessi, denunciati o, a ogni modo, perseguiti. Le violenze sessuali, i maltrattamenti in famiglia e lo stalking dominano infatti questa triste classifica. Tra i corridoi della procura di piazzale Clodio vi sono oltre 1200 fascicoli aperti per ognuno di questi crimini. Probabilmente si tratta solo della punta dell’iceberg. Non è facile denunciare. Bisogna andare in una caserma, in un commissariato, in un ospedale e ricordare, raccontando le atrocità subite, le modalità con le quali il proprio corpo è stato sottratto alla propria volontà, gli attimi in cui la propria dignità è stata strappata e sotterrata. Una problematica simile riguarda i maltrattamenti in famiglia. Perché quando si denuncia un reato di tal tipo spesso è necessario trovare anche la forza per allontanarsi dalle mura domestiche, puntando il dito contro un parente, un marito o un genitore. Lo stalking invece, in Italia, è diventato reato con il decreto legge n.11 del 2009 che ha introdotto il delitto di atti persecutori inserendo nel codice penale l’articolo 612 bis, che punisce: «Chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita». Da un’indagine condotta dalla Direzione Generale di Statistica del ministero di Giustizia, pubblicata lo scorso giugno ma relativa al biennio che inizia nel 2010, Roma, con 1.585 casi, risulta la città dove questo reato si verifica più frequentemente. Le statistiche non riescono a far comprendere la realtà vissuta da chi subisce reati di natura sessuale. Perché dietro i numeri ci sono le vite di due ragazzine che si prostituivano in viale Parioli, trattate come merce venduta al miglior offerente. Gli articoli del codice penale non riescono a raccontare le storie delle adolescenti adescate dal fotografo di via Livorno, Furio Fusco, costrette a denudarsi e a mettere in scena giochi erotici per soddisfare gli appetiti sessuali perversi di alcuni professionisti romani. Nei fascicoli dei pubblici ministeri si parla di vite, quelle delle giovani donne che si erano fidate del sedicente talent scout Glauco Guidotti ed erano state convinte ad avere rapporti sessuali con persone che avevano l’età dei loro genitori. I casi sono tanti e gli atti redatti in procura rappresentano spesso una fotografia, un’immagine, uno spaccato di un mondo dove i corpi diventano merce, le donne proprietà dei compagni e le bambine o i bambini si trasformano in oggetti da sfruttare. I giornali raccontano i fatti, gli inquirenti intervengono sui criminali ma alla fine della giostra restano le vittime, spesso sono donne, solo loro che per il resto della vita porteranno silenziosamente le ferite inflitte dall’orco di turno.

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