Attualità

Il Papa chiede concordia per l’Italia

Francesco invita a seguire l’esempio dei nuovi santi e ad avere speranza Poi il monito ai pastori: «Seguite Gesù per non diventare mercenari»

La cerimonia di canonizzazione di sei nuovi santi ha offerto a Papa Francesco lo spunto per indirizzare parole di affetto e incoraggiamento all’Italia. I sei beati che da ieri sono annoverati tra i santi sono quattro italiani e due indiani: il vescovo di Vicenza Giovanni Antonio Farina, il francescano Ludovico da Casoria, fondatore della Congregazione delle Suore Francescane Elisabettine, dette «Bigie», Nicola da Longobardi, oblato professo dell'Ordine dei Minimi, Amato Ronconi, fondatore dell'Ospedale dei Poveri Pellegrini in Saludecio, Eufrasia Eluvathingal del Sacro Cuore, della Congregazione delle Suore della Madre del Carmelo, e il sacerdote Kuriakose Elias Chavara della Sacra Famiglia, fondatore della Congregazione dei Carmelitani di Maria Immacolata, gli ultimi due vissuti nel Kerala nell'800. Al termine della cerimonia, prima della preghiera dell’Angelus, il Papa ha espresso l’auspicio che «l’esempio dei quattro santi italiani, nati nelle province di Vicenza, Napoli, Cosenza e Rimini, aiuti il caro popolo italiano a ravvivare lo spirito di collaborazione e di concordia per il bene comune e a guardare con speranza al futuro, in unità, confidando nella vicinanza di Dio che mai abbandona, anche nei momenti difficili». In queste parole non è azzardato ipotizzare che si riverberi l’eco del colloquio di oltre un’ora avvenuto venerdì tra Francesco e il Presidente della Repubblica Napolitano. Il Papa cita spesso i problemi che gravano sul nostro Paese, in particolare la piaga della disoccupazione giovanile ma anche le tensioni legate all’immigrazione. E ancora una volta invita ad avere speranza nel futuro, a patto di superare divisioni e partigianerie, prendendosi cura degli altri, dei più deboli, sull’esempio dei nuovi santi che hanno «risposto con straordinaria creatività al comandamento dell’amore di Dio e del prossimo. Si sono dedicati senza risparmio al servizio degli ultimi, assistendo indigenti, ammalati, anziani, pellegrini». «Seguiamo le loro orme - ha poi aggiunto il Pontefice - Non lasciamoci distrarre da altri interessi terreni e passeggeri». Francesco, riferendosi alla solennità di Cristo Re che ieri ha chiuso l’anno liturgico, ha ricordato che è Gesù il Buon Pastore: «Quanti nella Chiesa siamo chiamati ad essere pastori non possiamo discostarci da questo modello, se non vogliamo diventare dei mercenari. A questo riguardo - ha aggiunto - il popolo di Dio possiede un fiuto infallibile nel riconoscere i buoni pastori e distinguerli dai mercenari». Parole che si riallacciano a quelle pronunciate a S. Marta venerdì scorso, quando Francesco disse che «ci sono due cose che il popolo di Dio non può perdonare: un prete attaccato ai soldi e un prete che maltratta la gente». Quella che si apre oggi sarà una settimana particolarmente impegnativa per il Papa. Oggi è in programma la riunione con i capidicastero per affrontare le novità che saranno inserite nella riforma della Curia. Domani Francesco volerà a Strasburgo per la visita lampo al Parlamento europeo mentre da venerdì a domenica prossima si terrà il viaggio in Turchia con l’attesa visita all’insegna del dialogo ecumenico al Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo.

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