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Con gli angeli del Soccorso alpino. Seimila interventi solo quest’anno

Una lunga scia di sangue e paura

RIETI La montagna incantata continua a mietere vittime: sono 37 i morti di questi primi 11 mesi del 2014. Anche se meno del funesto 2013, che ha contato ben 53 scomparse in alta quota. Però, finora, si sono registrati 6170 incidenti, di cui un terzo originato proprio dalle fatali cadute. Ma anche il malore e la perdita di orientamento incidono fortemente sulle odissee nelle alture: entrambi nell'11% dei casi. Ma c'è anche chi incorre negli incidenti a causa di ritardi, sfinimenti o, semplicemente, «incapacità», come annotano severi gli statistici del Soccorso alpino. Anche se il problema riguarda l'intero territorio nazionale. Solo per restare agli incidenti avvenuti nelle ultime settimane, infatti, si va dagli esperti alpini scivolati il 14 sul Gran Sasso al rocciatore caduto da una parete durante una scalata a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani. Il mare non è estraneo alle tragedie di montagna: il 9 due rocciatori sono rimasti bloccati sul Monte Orlando, a Gaeta, ed hanno rischiato la vita, mentre tentavano di scalare la parete rocciosa della Grotta del Turco. Per loro salvataggio in extremis dal mare proprio da parte della Guardia Costiera. Niente da fare, invece, per i due alpini scivolati in un canalone, sul Gran Sasso, per oltre 300 metri, durante un'escursione. Forse alla base dell'incidente la nebbia in quota che avrebbe disorientato i due alpini. Le altre 35 vittime di questo 2014 hanno perso la vita per il terreno impervio (5), valanghe (2), falsa chiamata (1) e 28 durante le escursioni. Il 2013, invece, era stato segnato da un totale di 7.093 missioni di soccorso, di cui il 68% svolte in territorio montano ed impervio, un 13% dedicato alla ricerca di persone scomparse, un 12% che ha interessato le piste da sci, e la rimanente parte suddivisa fra interventi di protezione civile, valanga, forra, grotta, evacuazione impianti a fune. Per portare a termine queste operazioni di recupero sono stati impiegati 22.683 tecnici di soccorso, cinque Unità cinofile da valanga, 53 Unità cinofile da ricerca in superficie, 14 Unità cinofile da ricerca molecolare per un totale di 157.435 ore/uomo quantificate in 23.920 giornate lavorative. L'impiego del mezzo aereo è stato per 2.160 casi (pari all'88,6%) di elicotteri delle basi operative dislocate nelle varie regioni italiane. Per il 3,4% è stato impiegato il mezzo dell'Union Alpin Dolomit che ha interessato l'area dell'Alto Adige, in 35 casi è stato usato l'elicottero della Protezione civile. Anche lo scorso anno la caduta-scivolata, assommata su ogni tipo di terreno, ha raggiunto la quota di 2.689 casi, pari al 49% del totale. E, analogamente, anche i motivi che hanno causato infortuni sono riconducibili alla sfera dell'incapacità (perdita di orientamento, ritardo, sfinimento, maltempo): 1.752 casi pari al 26% del valore globale. Mentre i malori da soli hanno interessato 860 infortunati, pari al 13,1% dei casi. Ma è sempre l'escursionismo, con il 34%, ad essere la prima causa degli incidenti. Segue l'alpinismo (5,1%), che distanzia di poco i cercatori di funghi (4,8%), e poi «una nutrita serie di altre attività che rimarcano quanto sia variegato e diverso l'attività di soccorso in montagna ed in grotta», sottolineano gli esperti del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Nel 33,2% degli infortunati si è trattato di feriti leggeri, nel 20,3% di feriti gravi, il 6,6% di feriti in imminente pericolo di vita, e i deceduti sono stati il 5,7%. Le persone illese, invece, hanno raggiunto la soglia del 34,5% ed i dispersi sono stati 40 con una percentuale al di sotto dello 0,6%. Rispetto all'anno precedente, però, nel 2013 si è registrato un lieve incremento dei soci del Club alpino italiano negli incidenti (543) pari all'8,2%. Sostanzialmente invariato, invece, il rapporto fra infortunati uomini (70,46%) e donne (29,6%). Nel calendario, però, le differenze permangono: i mesi più intensi per le operazioni di soccorso sono stati luglio (13,%), agosto (17,6%), settembre (120,6%) e febbraio (10,1%). Mentre i minimi si sono registrati rispettivamente a novembre (3,3%), maggio (4,1%) ed aprile (4,4%) dello scorso anno. Un anno, conclude il rapporto del Soccorso alpino, «ampiamente nella norma che non ha registrato significative variazioni confermando le tendenze emerse negli ultimi anni».

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