Attualità

Eternit, dalla prescrizione all’omicidio

Il pm Guariniello chiude l’indagine sul disastro ambientale: sono 200 i morti per tumore

Sono morti di tumore respirando amianto nelle fabbriche di Casale Monferrato e Cavagnoloma nessuno è colpevole. E nessuno verrà risarcito. La Corte di Cassazione «salvato» Stephan Schmidheiny, ex amministratore della Eternit, la società svizzera che ha inventato la micidiale miscela di cemento e asbesto per l’edilizia, e ha dichiarato prescritto il reato. Ma la Procura di Torino non ci sta. E ha chiuso l’indagine Eternit bis sulla morte di 200 persone proprio a causa delle fibre di amianto respirate negli stabilimenti piemontesi che hanno provocato l’insorgere di gravi forme di mesotelioma. L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Gianfranco Colace e da Raffaele Guariniello. L’unico indagato è nuovamente Stephan Schmidheiny, che ha festeggiato sul proprio sito Internet come «assoluzione» la decisione della Cassazione che ha cancellato i 18 anni di reclusione a cui era stato condannato, "dimenticandosi" però di parlare dell’indagine Eternit bis per la quale rischia l’ergastolo. Il reato ipotizzato è omicidio volontario continuato e pluriaggravato e non disastro come nel maxiprocesso che si è concluso definitivamente ieri. Le aggravanti sono quelle previste dall'articolo 577: aver agito per motivi abietti e aver commesso il fatto con mezzo insidioso. Le parti lese sono persone morte dal 1989 ad oggi, in maggioranza operai delle fabbriche di Casale Monferrato e Cavagnolo. Una quarantina di casi sono stati incorporati nell’inchiesta da giugno a oggi. Ma ci sono altri trenta casi di morti, arrivati sulla scrivania del procuratore Guariniello nei giorni scorsi e che resteranno fuori dall’indagine. Probabilmente potranno costituire i primi casi di un’eventuale terza inchiesta. Secondo i magistrati infatti il magnate svizzero, tra il 1976 e il 1986, agì «per mero fine di lucro e con mezzo insidioso» perché avrebbe omesso di diffondere le informazioni sui rischi dell’amianto. I pm hanno collegato il fine di lucro alla volontà di proseguire le attività per un decennio senza investire in misure di sicurezza e informare i lavoratori dei pericoli dell’amianto, pur essendone secondo l’accusa già a conoscenza. Nella chiusura indagini i magistrati parlano di «epidemia dilatata nel tempo»e di «opera di disinformazione» promossa dall'imprenditore sullla pericolosità delle fibre, che avrebbe così provocato una «immane esposizione all’amianto» di lavoratori e cittadini. La prima morte contenuta nel fascicolo riguarda un ex lavoratore dello stabilimento di Cavagnolo, che risale al 1989, mentre gli ultimi decessi contestati sono avvenuti nella prima metà del 2014. «La procura di Torino ha interpretato il reato di disastro in questo caso come di un evento che si sviluppa nel tempo. Per questa ragione, secondo noi, il reato non era prescritto», spiega Raffaele Guariniello, procuratore che che dal 2004 lavora all’inchiesta e ieri ha incontrato alcuni magistrati brasiliani che stanno indagando sugli effetti nocivi dell’amianto che attualmente viene lavorato nella fabbriche dell’America Latina. «Sarà necessario rivedere l’istituto della prescrizione, come ha già detto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e come chiede da anni l’Anm», afferma la senatrice del Nicoletta Favero, segretaria della Commissione di inchiesta sugli infortuni e sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. In Italia l’aria è sempre più irrespirabile. Secondo il rapporto Air Quality 2014 dell’Agenzia europea dell’ambiente «il 90% dei cittadini delle aree metropolitane è esposto a livelli di Pm 2,5 e ozono superiori a quelli indicati dall’Oms». Un italiano su due respira troppe polveri sottili (Pm10) e il 62% è esposto a quantità eccessive di ozono. L’aria «peggiore» si respira a Lecco, Padova, Monza, Varese, Vicenza, Udine. Nel 2012 ben 3.377 decessi sarebbero legati all’ozono. Con 64mila vittime il Belpaese è poi al secondo posto dopo la Germania per quanto riguarda le morti dovute alle polveri sottili.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.