Attualità

Cyberbullismo in crescita: un minore su tre ne è vittima

Pediatri e Polizia Postale a scuola di formazione per migliorare la prevenzione

I minori si difendono dal cyberbullismo da soli (60% dei maschi e 49% delle femmine). Solo 17 ragazzi su 100 informano un adulto (genitore o insegnante) della violenza. Il resto ne parla con un amico o un’amica, 1 su 10 subisce senza far nulla e il 3,2% denuncia (con i genitori) alla polizia postale. Numeri che portano a una conclusione: si tratta di un fenomeno sommerso (nel 70% dei casi). A svelarlo è l’indagine “Abitudini e stili di vita degli adolescenti” 2014 condotta dalla Società Italiana di Pediatria su un campione nazionale di 2.107 studenti delle scuole secondarie di primo grado. I dati parlano da soli: il 31% dei tredicenni (35% delle femmine) dichiara di aver subito (una o più volte) atti di cyberbullismo e ben il 56% di avere amici che lo hanno subito. Gli adolescenti più a rischio sono gli assidui frequentatori dei social network: infatti tra quelli che ne frequentano più di tre la percentuale di chi ha subìto atti di bullismo online sale dal 31 al 45% (quasi uno su due). Insulti, persecuzioni e minacce su social network (39,4%), in chat (38,9%) o tramite sms (29,8%) sono le modalità prevalenti con cui si compiono atti di bullismo online, seguite dall’invio o pubblicazione di foto o filmati (15%) e dalla creazione di profili falsi su Facebook (12,1%). Eppure l’85% dei casi di cyberbullismo non arriva a conoscenza di genitori e insegnanti. Malgrado in teaoria la metà degli adolescenti dichiari che, qualora fosse vittima di bullismo, informerebbe un adulto, in pratica i ragazzi preferiscono tacere. Questo perché far emergere una "persecuzione" attraverso Internet costringe la vittima ad “aprire” ai genitori (o ad un altro adulto) tutta la propria vita sui “social”, mettendo inevitabilmente in luce uno “storico” di atteggiamenti e comportamenti complessivi che raramente un adolescente ha facilità a rendere noti ai propri genitori. “Occorre rafforzare gli strumenti a loro sostegno, favorire il dialogo, l’apertura e la fiducia verso gli adulti, anche con interventi di prevenzione nelle scuole che coinvolgano non solo vittime e carnefici, ma gli spettatori passivi”, afferma il Presidente della Società Italiana di Pediatria Giovanni Corsello. “Come risulta anche da una recentissima revisione della letteratura scientifica, il cyberbullismo ha conseguenze negative sulla salute delle vittime, tra le quali sindromi depressive, ansia, sintomi somatici, ed una maggiore propensione all’uso di droghe e comportamenti devianti. Non ci sorprende che i ricercatori siano arrivati a definire il cyber bullismo come ‘un problema di salute pubblica internazionale’. I pediatri, che rappresentano una figura di riferimento per il bambino e l’adolescente, dovrebbero anche intercettare e riconoscere i segnali di disagio dell’adolescente che potrebbe essere vittima di cyberbullismo, ma è necessario rafforzare la formazione in questo ambito”. Come? Visto che la rete è un’opportunità e non un pericolo per le famiglie e per i ragazzi, Pediatri e Polizia Postale hanno siglato un accordo per tornare dietro i banchi di scuola e creare un modello di formazione e informazione.

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