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Eternit, la Cassazione si difende: "Il giudizio non era sui morti"

Nota della Suprema Corte: "Al centro della decisione c'era il disatro ambiente. E il reato è prescritto". Chiusa l'inchiesta Eternit bis: contestati oltre 200 omicidi

La Cassazione si difende. Il giorno dopo la sentenza di annullamento della condanna nel maxi processo Eternit, mentre infuria la polemica, la Suprema Corte dirama una nota per spiegare quella che a tutti è sembrata una decisione beffa. "L'oggetto del giudizio - spiegano i giudici - era esclusivamente l'esistenza o meno del disastro ambientale, la cui sussistenza è stata affermata dalla Corte, che ha dovuto però prendere atto dell'avvenuta prescrizione del reato, essendosi l'evento consumato con la chiusura degli stabilimenti Eternit, avvenuta nel 1986, data dalla quale è iniziato a decorrere il termine di prescrizione. Non erano oggetto del giudizio i singoli episodi di morti e patologie sopravvenute, dei quali la Corte non si è occupata".     Eternit bis. Nel frattempo la procura di Torino prosegue per la sua strada e chiude l'inchiesta Eternit bis, che riguarda oltre 200 morti avvenute a Casale Monferrato e Cavagnolo, dove avevano sede gli stabilimenti dell'azienda. Unico indagato con l'accusa di omicidio volontario continuato pluriaggravato è il magnate svizzero Stephan Schmidheiny (lo stesso condannato a 18 per disastro ambientale prima dell'annullamento di ieri ndr)

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