Davanti alla bomba rifugiati esplosa nelle periferie romane il siuindaco Marino cambia idea e dà nuovi numeri: «Nel Lazio non possiamo più accogliere 1 su 5 degli immigrati che arrivano in Italia, di questi il 90% va a Roma». Di più: «Continuare ad accogliere, davanti a questi numeri, per Roma è impossibile». I conti non tornano. Partendo dall’evidenza che, su scala regionale, il Lazio accoglie 7.822 immigrati, cioè il 13% del totale, è stato proprio il Comune di Roma, in tempi non sospetti, a richiedere un ampliamento del sistema di accoglienza. IL QUADRO NAZIONALE Roma, insiste Marino, ospiterebbe il 20% degli immigrati di tutta Italia. Raddoppiati rispetto a luglio, quando sempre il sindaco - alle prime avvisaglie di una crisi della rete di assistenza causata dall’allarme Tbc - motivò così la richiesta di maggiori finanziamenti al Viminale: «Se ospitiamo il 10% dell’immigrazione complessiva dovremmo avere almeno il 10% delle risorse, non è possibile che Roma da sola sopporti il 10% dei flussi migratori in arrivo dal Mediterraneo, non può essere un peso che graverà sulle tasse dei romani». Entrambe le versioni sono smentite dalle statistiche del ministero dell’Interno che, appunto, attribuiscono al Lazio il 13% delle presenze rispetto alle altre regioni. Indubbia, invece, è la concentrazione nel Comune di Roma, che però altro non è che il risultato delle politiche capitoline. ROMA CHIEDE PIU’ RIFUGIATI Al bando Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), gli enti locali partecipano volontariamente, avanzando richieste di contributo in base alle possibilità del territorio. E’ anzi il ministero dell’Interno, nell’accordare i nullaosta, a stabilire un tetto massimo di arrivi: «250 posti - si legge nel decreto attuativo Sprar - per una popolazione superiore a 2.000.001 abitanti». Come hanno chiarito dal Servizio centrale del ministero, però, «alcuni Comuni hanno esplicitamente chiesto di andare in deroga». Tra questi c’è anche Roma, che ha garantito 2.581 posti, più altri 516 da mettere eventualmente a disposizione, distribuiti tra 49 centri. LA SCELTA DEI CENTRI Sbagliato dirottare così tanti rifugiati in un solo quadrante cittadino, conviene oggi il sindaco, dimenticando però che la scelta delle strutture avviene non a livello ministeriale bensì locale come insegna il caso del centro di accoglienza di Settecamini: davanti alle vibranti proteste dei residenti l’assessore alle Politiche sociali Rita Cutini concesse lo stop, con buona pace della cooperativa, ente gestore, che ha infine ripiegato su un’altra sistemazione. Idemper la ripartizione di uomini, donne e minori: la decisione resta a livello territoriale. ROMA IN BOLLETTA. Marino, abbiamo visto, ha chiesto più fondi per gestire un’emergenza che il suo stesso Comune ha contribuito a determinare. In realtà, prima ancora che il malcontento delle periferie sfilasse in corteo sotto al Campidoglio, cioè al momento della partecipazione al bando Sprar, il Comune vedeva rosso, come dimostrano i ritardi nei pagamenti a favore delle varie associazioni e coop che gestiscono il circuito di accoglienza. Circa 20 giorni fa è arrivato il saldo del 2013, si parla di diverse centinaia di migliaia di euro, per il 2014 se ne riparlerà (forse) il prossimo anno.
Sui profughi a Roma i conti non tornano
Marino: non possiamo accogliere tanti immigrati. Ma era stato proprio il Comune a volerne di più
