Attualità

«Provo amore per Ingroia e Di Matteo»

Le intercettazioni di Ciancimino jr: «Ho un attaccamento particolare, parlo solo con loro»

Le migliaia di intercettazioni disposte dalla procura di Caltanissetta sulle utenze di Massimo Ciancimino, sotto processo per aver calunniato l’ex capo della Dia, Gianni De Gennaro, fanno trasparire anche l’affetto, e la predilezione, che lega il figlio di don Vito ad alcuni pm. In alcune chiacchierate Ciancimino non parla solo della pubblicità da inventarsi per il suo libro, oppure di Michele Santoro che chiama «oro», di verbali rubati, di Dolce e Gabbana (DG, acronimo di De Gennaro) ma confessa, con passione, il suo «amore» per i pm palermitani. È il 2 luglio 2010 quando Ciancimino telefona a una donna riferendogli di aver subito una perquisizione: «A casa mia, capito? Poi cazzo, a cercare la fotografia del Signor Franco (il fantomatico 007 che secondo Ciancimino è l’uomo di collegamento fra lo Stato e la mafia, ndr) che non hanno mai visto». L’interlocutrice replica: «Ho letto l'articolo (in cui si dice) che non hai detto tutto», e Ciancimino ribatte: «Devo dire che sanno benissimo che il mio cuore è a Palermo (...). Che ci posso fare, sono innamorato di Di Matteo e Ingroia. L'amore...è amore che vogliono loro». Subito dopo Massimino conferma il suo debole: «Dicono sempre che ho preferenze, che certe inchieste dovrebbero averle loro e non Palermo...io non ci posso dire...la mia collaborazione è nata davanti a quelle due persone (...). C'è una polemica, hai capito, di quelle allucinanti, Caltanissetta e Palermo, c’è sempre stata gelosia».     AMORE E CALCI IN CULO Il 3 luglio 2010 Ciancimino parla con Rino Cascio, giornalista della Rai. La Dia riassume la conversazione: «Massimo riprende il discorso delle perquisizioni (...), gli riferisce di aver detto agli operatori di polizia che li avrebbe cacciati a calci nel culo qualora non fossero andati via. Cascio, con ironia gli fa notare che così parlando viene fuori il sangue di don Vito. Massimo, proseguendo nel discorso, gli riferisce che tutti gli operatori di polizia, circa 40 persone, erano stati a dormire in alberghi di lusso, con ovviamente grosse spese, e aggiunge ancora, dopo non hanno i soldi per le fotocopie (...). Massimo gli confida che ha un attaccamento particolare, che sembra amore, verso Di Matteo ed Ingroia, per cui ha deciso di parlare sempre con loro». Ma a leggerle tutte le migliaia di telefonate esce uno spaccato curioso, almeno quello descritto dalla Dia.     DON VITO, D&G Il 4 marzo 2010 Ciancimino è al telefono con Francesco La Licata, «penna» straordinaria della Stampa e grande esperto di mafia. Massimino gli riferisce che nel libro dedicato a suo padre, Don Vito, si parla anche di Dolce e Gabbana (vedi l’acronimo precedente): «Guarda che gliel'ho detto ad Ingroia che c'è Dolce e Gabbana nel libro». Subito dopo, riassumono gli investigatori, Ciancimino afferma che «Ingroia gli ha detto che se avesse saputo di conoscerlo, non avrebbe fatto il magistrato». Il 16 marzo 2010, chiacchierando con il fratello Giovanni, Ciancimino torna sul libro: «Ho detto di una riunione tra il signor Franco, De Gennaro e Letta (Gianni, ndr) e non la vogliono scrivere», nel senso che non vogliono inserirla nel libro. Suo fratello commenta: «Già mi sta venendo l'orticaria». Il 10 maggio 2010, Ciancimino riferisce a un altro fuoriclasse autentico del giornalismo giudiziario e antimafia, Attilio Bolzoni di Repubblica, delle parti eliminate: «Vuoi la verità? Erano 19 pagine, gli avvocati della Feltrinelli (...) hanno tagliato tutto (...) io avevo scritto di De Gennaro...c’ero andato pesantissimo...mi hanno levato tutto».     ARLACCHI PENOSO Il 13 maggio 2010 Gianluca Foglia, della Feltrinelli, casa editrice che pubblica il libro di Ciancimino, chiama il figlio di don Vito. Ciancimino si lamenta degli attacchi di Pino Arlacchi, ex parlamentare Ds ed ex vicepresidente della Commissione antimafia. «Ma perché ti attacca Arlacchi», chiede Foglia, e Ciancimino azzarda una spiegazione: «C'è lngroia che mi ha difeso dai suoi attacchi (...), pensa che lavorava con Dolce e Gabbana (...), siccome gira voce che questa sera farò nomi...contano già...bum...bum (...). Dolce e Gabbana è uno dei più bei sarti che c'è in Italia». In una successiva telefonata del 13 maggio 2010, Ciancimino parla con Elvira Terranova, giornalista dell’AdnKronos, e torna su Arlacchi: «È un professionista dell'antimafia, neanche gli replico perché è proprio penoso...lui non ammette neanche la “trattativa”...».     SANT’ORO Il 17 marzo 2010 Ciancimino parla ancora con Foglia. La conversazione viene sintetizzata dagli investigatori: «Massimo gli ricorda di non scordarsi di Santoro che definisce "oro". Gli parla dei contatti che ha avuto la Borromeo su yuotube e degli applausi che ha avuto dopo la puntata di Anno Zero. I due sono di nuovo al telefono il 13 aprile 2010. Parlano del libro. Foglia, scrive la Dia, «vorrebbe tanto che le vendite avessero un boom per poi proporlo all'estero. Massimo cerca di tranquillizzarlo dicendogli che per questo ci penserà Ingroia ed in tal senso gli confida una sua convinzione: “Te la faccio la scossa (...), basta che dico...chi è...loro sono convinti che è Dolce e Gabbana...sono pazzi...per cui a voglia di scosse, non ti preoccupare».     VERBALI RUBATI Il 28 aprile Ciancimino è al telefono con Francesco Viviano, di Repubblica, il quale gli chiede se coi magistrati ha rivelato qualcosa sul signor Franco. «No – risponde il figlio di don Vito - devono schiattare (...) gli azzerano i computer». Il giornalista chiede cosa significhi, e Ciancimino: «Hanno rubato i verbali a Roma, hanno rubato i verbali a Caltanissetta (...) quelli dei miei interrogatori...a Tescaroli (magistrato romano, ndr), non gli hanno svuotato la cassaforte?». Viviano, sorpreso, chiede quando sia accaduto, e Massimino risponde: «Eh, lo so io, è che non l'ho voluto dire... me lo ha detto lui».

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