Attualità

Da Mori ai magistrati sgraditi. L’ossessione di Ciancimino jr

Le intercettazioni del superteste della Trattativa con i cronisti. Tra chi lo asseconda, chi lo critica e chi lo manda a quel paese

Dispensa consigli, Massimo Ciancimino, al telefono coi giornalisti. Li dà e li ascolta. Si esalta e si preoccupa, si atteggia a vittima e poi a oggetto del desiderio. Telefona sempre: una, dieci, cento volte. E parla di tutto: della «trattativa», del «papello», dell’ex generale del Ros, Mario Mori, della sua «predilezione» per la procura di Palermo. Ma nelle telefonate di Massimino, messe nere su bianco dagli investigatori di Caltanissetta su disposizione della procura che lo indaga per calunnia, spiccano anche quelle sulle sue comparsate televisive.     INDAGATE MORI Il 17 novembre 2009 Ciancimino è al telefono con Sandro Ruotolo, inviato di Michele Santoro. Il figlio di don Vito gli comunica che nei giorni successivi sarà interrogato al processo Mori, in quel momento imputato per la mancata cattura di Bernardo Provenzano (sarà assolto in primo grado, ndr). «Io il 30 sono interrogato al processo Mori», spiega Ciancimino, e il giornalista chiede quando i magistrati si daranno una mossa: «Ma quando si muovono questi (...) che cazzo, si devono muovere o no? (...) devono fare degli atti...devono iscrivere nel registro...». Ciancimino lo rassicura: «Penso che li hanno già iscritti...boh». E Ruotolo: «Eh...appunto...boh». Mori è stato iscritto nel registro degli indagati il 16 novembre 2009, il giorno prima di quella telefonata. Ciancimino sembra esserne al corrente.     NESSUNA TRATTATIVA Il 21 ottobre 2009 Ciancimino parla con una giornalista di Sky: «Mori...vedo che incomincia a scaricare su altri», afferma, ma l’interlocutrice lo smentisce: «Mori ha detto chiaramente che non c'è stata nessuna trattativa». Il figlio di don Vito non si fa persuaso: «Si...dice che la trattativa c'è stata», ma la giornalista ribadisce: «No, ieri è stato molto chiaro». Il 19 novembre 2009 Ciancimino comunica a Ruotolo di aver trovato un «pizzino» di suo padre nel quale si fa riferimento a un certo «amico Mario». Ruotolo chiede: «Mario è Mori?». La risposta è negativa: «No. Mario te lo devo spiegare a voce».     CHI L’HA VISTO? Il 30 luglio 2009 Ciancimino chiama il più informato dei giornalisti siciliani Francesco Viviano di Repubblica. La Dia riassume la conversazione: «Il giornalista, con dire perentorio, contesta a Ciancimino di non aver mai visto il “vero” papello, a differenza del fratello Giovanni che gli avrebbe anticipato addirittura alcuni punti». E Viviano di lì a poco darà del testa di (...) allo stesso Ciancimino.     VERBALI A RATE L’8 luglio 2010 Ciancimino è al telefono con Lirio Abbate, giornalista dell’Espresso. Il figlio di don Vito chiede: «Da uno a dieci, quanto è incazzata Caltanissetta? Mi ha mandato la spedizione dei mille», probabilmente intendendo una perquisizione a casa in cerca di documenti. Il giornalista lo stronca: «Ma perché hanno ragione...». Ciancimino non è d’accordo e obietta che se i pm nisseni vogliono le carte, possono rivolgersi alla procura di Palermo, ma Abbate lo incalza: «Ma perché deve chiedere? Tu gli vuoi dare le cose a rate, non è giusto. Sono un poco incazzati e mi pare pure normale, perché ad un certo punto, Palermo non è che può “babbiare” (scherzare, prendere in giro, ndr), gli nasconde le cose».     POVERO PROCURATORE LARI Il 28 novembre 2009 Ciancimino parla ancora con Ruotolo: «Questi (bigliettini, ndr) verranno consegnati in anteprima. Per chi ci ascolta, ne ho una copia, gli originali non ce li ho io. Non fate che venite a vuoto a casa mia, è tempo perso». Ruotolo replica: «Povero maresciallo della Dia, povero procuratore Lari (si riferisce a Sergio Lari, pm di Caltanissetta, ndr) (...). Dai che son bravi».     ANNOZERO Il 17 novembre 2009 Ciancimino parla sempre con Ruotolo delle prossima puntata di Anno Zero, nella quale sarà presente proprio il figlio di don Vito. «Ruotolo – scrivono gli investigatori - informa Ciancimino sugli ospiti della puntata di Annozero, sottolineando che fra di essi ci sarà "il talebano", l’allora pm di Palermo, Antonio Ingroia». Ciancimino cerca di capire quali domande gli verranno rivolte: «Quello mi farà domande sul papello... ormai il papello è l'incubo di Michele (Santoro, ndr)». Ruotolo lo rassicura: «No, perché, scusa? (...) secondo me no». Poi Massimino lo informa di aver trovato dei vecchi «pizzini» di suo padre e propone a Ruotolo di utilizzarli per il libro che vorrebbe scrivere: «Per il libro è buono. A Natale ci dobbiamo mettere a scrivere». In un’altra occasione Ciancimino si propone di presenziare ad Annozero: «Se vuoi...venire in trasmissione...non hai che da dirmelo. Mi cambio la camicia e arrivo (...). Guarda che mi vorrebbe tutta Italia (...), se tu vuoi io vengo da te». E Ruotolo: «Quanto sei caro».     IL SUGGERITORE Il 12 maggio 2010 Ciancimino chiama Ruotolo all’Hotel delle Palme a Palermo. Il giornalista legge al figlio di don Vito un passaggio del servizio che sta preparando: «I magistrati sono entrati in possesso della copia della famosa carta sim di Massimo Ciancimino, non ritrovata, pur essendo stata sequestrata nel corso della famosa perquisizione del 2005», ma Ciancimino lo ferma e lo corregge: «No, no, non devi scrivere così. Stanno per entrare in possesso (...) sono entrati in possesso dei tabulati forniti da Genchi». Lo stesso Ciancimino suggerisce ancora: «Da indiscrezioni, allo stesso Ciancimino, hanno ritrovato un vecchio telefonino, dove erano ricopiati i numeri della sim». Rutolo riformula: «Aspetta, allora, i magistrati per entrare in possesso della copia (...) spiegami bene i fatti, perché (...), togli di mezzo Genchi perché me ne fotto proprio di Genchi». E Ciancimino riprende a suggerire.     (3 continua)

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