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Prodotti omeopatici, nessuna stangata nella manovra

Entro Natale potrebbe essere varata la manovra 2015 che contiene buone notizie anche per le aziende omeopatiche italiane. Dovrebbe recepire, infatti, l’accordo Unimprese-ministero per il...

Entro Natale potrebbe essere varata la manovra 2015 che contiene buone notizie anche per le aziende omeopatiche italiane. Dovrebbe recepire, infatti, l’accordo Unimprese-ministero per il differimento della data di scadenza per la presentazione della documentazione per il rinnovo dei medicinali omeopatici. «Una buona notizia e nessuna stangata - assicura Giovanni Gorga, direttore affari istituzionali Guna Spa (azienda leader negli omeopatici) nonchè consigliere direttivo di Omeoimprese - L’Aifa potrà valutare i vari dossier presentati dalle industrie omeopatiche per il rinnovo dei medicinali non entro il 2015, data troppo ravvicinata, ma entro il 2018, e i costi per le autorizzazioni all’immissione in commercio sono stati adeguati al livello europeo: 800 euro per i medicinali unitari, 1.200 euro per quelli complessi». Si tratta di 20/25 prodotti già «sicuri» perché autorizzati dal Ministero da almeno 30 anni ma, essendo gli omeopatici diventati «farmaci», entrano nel controllo di Aifa e quindi necessitano di un dossier di riferimento utile per il rinnovo affinché la stessa Aifa dia l’AIC (autorizzazione immissione in commercio). La stangata ci sarebbe stata con il vecchio decreto Balduzzi contro cui le aziende avevano fatto ricorso al Tar ottenendo la sentenza a favore che di fatto ha annullato le tariffe previste. Ora l’aumento sarà del 10% per prodotti che vanno da 30 a 150 euro, a seconda che sia un farmaco unitario o complesso. Un aumento comprensibile che dimostra un’assunzione di responsabilità di aziende produttrici ed Aifa che, garantendo i prodotti, garantisce la sicurezza dei pazienti. «Questa soluzione non accontenta la totalità del settore, restano alcuni punti da chiarire soprattutto per le piccole produzioni - spiega Gorga - Ora dipende dalla commissione bilancio ma spero che il governo si senta sollecitato a risolvere questa situazione». Del resto sono 11 milioni gli italiani che usano prodotti omeopatici e oltre 4 mila i lavoratori del settore. Se non passa l’emendamento i farmaci non saranno rinnovati ma tolti dal mercato, con la conseguente chiusura delle aziende italiane che lasceranno a quelle straniere libere di entrare nel nostro mercato.

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