Non sarà certamente Long John Silver o Barbagialla ma Jamac Maxamed Abdi Siicid, uno dei sequestratori del mercantile Enrico Ievoli, era considerato ugualmente il terrore dei sette mari. La sua nave si è però arenata nei corridoi del tribunale di piazzale Clodio, a Roma, dove ieri è stato rinviato a giudizio. L’uomo, incastrato dall’unico magistrato italiano che, di fatto, si occupa del fenomeno della pirateria, il pm Francesco Scavo, dovrà difendersi in Corte d’assise, davanti a una giuria popolare. Il prossimo gennaio, i suoi legali dovranno cercare di rispondere alle accuse mosse dagli inquirenti: concorso in pirateria, sequestro di persona e detenzione di armi da guerra. Trentaseienne, capelli corti, pizzetto, pelle scura e occhio di vetro, l’imputato, che esteticamente appare proprio come uno dei pirati narrati da Robert Louis Stevenson, non fu l’unico ad assaltare il tanker lungo 138 metri che trasportava circa 15.750 tonnellate di soda caustica. Insieme all’imputato c’erano oltre quaranta pirati. Il 27 dicembre 2011 la Enrico Ievoli stava navigando a largo delle coste dell’Oman, negli Emirati Arabi. Dopo la partenza da Fujairah, l’imbarcazione si stava dirigendo verso il Mediterraneo ma alle cinque del mattino, i bucanieri, sparando colpi di kalashnikov e lanciarazzi, erano riusciti a salire a bordo del mercantile italiano di proprietà dell’armatore Marnavi. Erano ben organizzati. Dopo aver preso il natante, gli uomini di Jamac Maxamed Abdi Siicid avevano fatto intervenire altri pirati, quelli che si sarebbero dovuti occupare della vigilanza, tenendo sotto controllo i 18 membri dell’equipaggio (sei italiani, sei indiani e sei ucraini). Avevano un solo obiettivo: «Commettendo il fatto con finalità di terrorismo - si legge nel capo d’imputazione - Consistente nel richiedere e ottenere, attraverso l’opera d’intermediazione intrapresa dall’indagato con i destinatari della richiesta, un riscatto in danaro ammontante complessivamente a circa 10.000.000 di dollari Usa quale prezzo del rilascio del natante e degli ostaggi. Riscatto in tutto o in parte destinato ad alimentare, sorreggere, potenziare, rafforzare o comunque agevolare gli scopi dell’organizzazione terroristica somala Al-Sabaab». Dopo quattro mesi la nave era stata rilasciata, il riscatto era stato pagato, andando quindi a finire nelle tasche dei terroristi legati ad Al-Qaeda. Successivamente gli inquirenti, attraverso le testimonianze di diversi equipaggi attaccati dallo stesso imputato, e grazie alle intercettazioni effettuate dai militari del Ris, erano riusciti a incastrare Jamac Maxamed Abdi Siicid e a dimostrare il rilascio dell’equipaggio dietro il pagamento di un riscatto.
Alla sbarra il pirata della nave italiana «Ievoli»
Rinviato a giudizio il somalo che ha assaltato l’imbarcazione tre anni fa sulle coste dell’Oman
