Il festival dell'abusivismo edilizio e della negligenza amministrativa è andato avanti per anni, proprio sul tratto di litorale di fronte alla tenuta presidenziale di Castelporziano, una delle tre residenze del capo dello Stato insieme al Quirinale e a villa Rosebery a Napoli. Un piccolo angolo di paradiso conosciuto e amato dai romani come la spiaggia dei "cancelli" di Ostia, chilometri di sabbia e dune protette regalati nel 1967 dall'allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat all'amministrazione capitolina perché li gestisse come spiaggia libera. Proprio su quella gestione ora, oltre a un'inchiesta penale in corso, rischia di abbattersi la scure della magistratura contabile. Nei giorni scorsi la procura della Corte dei Conti del Lazio ha inviato una decina di inviti a dedurre per dirigenti e direttori che tra il 2003 e il 2012 si sono succeduti al tredicesimo (oggi decimo) municipio capitolino. I magistrati contabili contestano un danno erariale complessivo di 300 mila euro: l'equivalente degli oneri che i concessionari dei cinque punti di ristoro previsti ai "cancelli" di Ostia non avrebbero versato nelle casse pubbliche malgrado l'accordo con il comune di Roma per l'affidamento del servizio lo prevedesse espressamente. Oneri non pagati perché - secondo l'accusa della Corte dei Conti - nessuno dal municipio competente si sarebbe sognato di riscuoterli, tranne che in un singolo anno, il 2008. È l'ultimo atto di una storia cominciata con un gesto nobile, terminata - oggi - in un italianissimo impasto di degrado ambientale e "curiose" omissioni amministrative. Quando su impulso di Saragat il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica - tramite il Ministero dei Trasporti - sessant'anni fa autorizzò la città di Roma ad occupare un tratto di suolo demaniale marittimo di circa 354 mila metri quadri (2 chilometri circa di fronte mare) sulla spiaggia di Castelporziano, il vincolo era di «mantenervi un complesso balneare pubblico ad uso gratuito», con la presenza di «cinque punti mobili di ristoro». Fu l'allora Ente Comunale di Consumo a installare sulla spiaggia le strutture mobili, che però ben presto si trasformarono in punti vendita all'interno di strutture in muratura di proprietà del comune, affidate in gestione a privati. Nel 1990, con il fallimento dell'Ente Comunale di Consumo, i privati divennero veri e propri concessionari del comune. Solo nel 2002 però il Campidoglio ha siglato una convenzione con questi ultimi, riuniti nel consorzio "Castelporziano 98". L'accordo, valido per dodici anni e scaduto lo scorso 14 agosto, prevedeva l'obbligo di versare oneri per un totale di 43 euro l'anno, di tenere pulita la spiaggia, di garantirne la sorveglianza, e vietava qualunque ampliamento delle strutture. Secondo la Corte dei Conti, però, quel patto è rimasto carta straccia a causa di gravi omissioni. I cinque chioschi, ricordano i giudici contabili negli inviti a dedurre, hanno subito nel tempo «superfetazioni e ampliamenti esterni realizzati abusivamente dai concessionari privati», con la costruzione illegale di spazi per uso bar e uso ristorante. Abusi che «sono stati reiteratamente contestati negli anni dalle autorità competenti senza alcun esito in ordine alla loro rimozione». Abusi su cui - dal marzo 2014 - pendono ingiunzioni di demolizione. In attesa che su quel fronte la magistratura penale prosegua le indagini, la procura regionale contabile ha colpito sul profilo amministrativo e finanziario dello scempio: quei canoni di concessione che, tra il 2002 e il 2007, non sono stati riscossi e sono ormai irrecuperabili per legge. Per il momento gli inviti a dedurre sono piovuti solo su chi avrebbe dovuto esigere i canoni tra il 2003 e il 2012 (il periodo in cui è maturata appunto la prescrizione). Dirigenti e funzionari che, scrivono i magistrati, «in modo gravemente negligente ed in aperta violazione del principio di economicità e buon andamento dell'azione amministrativa non si sono mai attivati per l'esazione». Per gli oneri evasi dal 2009 ci potrebbero essere invece ancora speranze, perché la riscossione del 2008 ha interrotto la prescrizione.
E la Corte dei conti fa le pulci ai chioschi di Castel Porziano
