Ho la febbre e mal di testa da tre giorni, mi cola il sangue dal naso, ho acquistato cd taroccati davanti a un noto supermercato di viale dei Colli Portuensi, da un amico vu’cumprà africano che chissà quanti connazionali frequenta che arrivano da ogni parte del continente. Il dubbio mi assale, e vado nel panico: sarà semplice influenza o i primi sintomi di Ebola?. In preda al tarlo, mi reco in auto al San Camillo-Forlanini, per farmi vedere al pronto soccorso, arrivo al triage, l’infermiera non ha ancora indossato tuta nè camice impermeabili, calzari, mascherina, cuffietta, occhialoni e doppi guanti, che sono custoditi nel carrello anti-ebola, che vi mostriamo nella foto accanto, primo baluardo contro la malattia da virus ebola (MVE), all’ingresso del pronto soccorso. Nel frattempo le ho già starnutito in faccia, e sarà senz’altro una banalissima influenza, ma tanto basta per scatenare il panico. È un racconto di pura fantasia. Ma lo scenario ipotizzato immagina quello che potrebbe accadere in qualsiasi pronto soccorso romano, quando si avvicinerà l’influenza stagionale, e quest’anno, con la psicosi da ebola che già serpeggia, anche se in Italia - così ci dicono - non c’è alcun allarme, avrà un’occasione in più di seminare terrore. A dirlo è il Nursind, il primo sindacato degli infermieri a lanciare l’allarme per una categoria che si sente allo «sbando», nonostante linee guida del ministero e i direttori generali degli ospedali romani al lavoro. «Di carta ce n’è tanta ma i percorsi di triage e personale dedicato non ci sono ancora e mancano ambienti idonei per isolare i malati sospetti da trasferire», dice Andrea Barone, segretario generale Nursind. «Qui al San Camillo-Forlanini - spiega Marco Lelli, segretario aziendale Nursind - la stanza di isolamento di fronte al pronto soccorso non è dedicata, se è già occupata da un malato infetto prima devono spostarlo, poi la stanza va sanificata, e nel frattempo che facciamo se al triage si è prsentato un presunto caso sospetto?». Qualcosa di simile accade anche al Sant’Andrea, «la stanza di isolamento non sarebbe abbastanza isolata» almeno così raccontano in via confidenziale, con l’aggravante che, spiegano, «siamo uno dei due centri dove il 118 può scaricare i casi sospetti prelevati con l’ambulanza». Morale: il virus Ebola da noi non c’è. Ma malumori e mugugni malcelati serpeggiano fra medici e infermieri alle prese con i primi corsi di formazione: ieri una ventina hanno fatto la loro prima lezione teorica al San Camillo-Forlanini, il primo corso di due ore per medici e portantini si è tenuto anche al Sant’Andrea, e al policlinico Umberto I, che nel fine settimana ha fatto i conti con due falsi allarmi in 48 ore, ieri pomeriggio si è tenuta la prima riunione della task force, con 16 primari, in testa il direttore del Dea professor Claudio Modini e quello del dipartimento di malattie infettive. Ma i corsi saranno fatti in tutte le strutture ospedaliere perché chi si reca al pronto soccorso con le sue gambe può andare in qualsiasi ospedale di Roma. Mentre, per ora, due i presidi dove le ambulanze del 118 sono autorizzate a portare i pazienti da verificare prelevati a casa: i policlinici Gemelli e Umberto I, attrezzati per fare velocemente il test anti-ebola. Lo Spallanzani invece è il centro di riferimento nazionale (insieme al Sacco di Milano) dove proprio ieri sarebbe arrivato un caso sospetto inviato da Palermo, un uomo che arrivava dal Togo. E il 118 come si comporterà? Intanto è stata aumentata la richiesta di attrezzatura. Se un romano telefona in preda al panico, la centrale operativa gli fa una prima intervista chiedendo da quanti giorni ha la febbre, se ha frequentato i posti a rischio nei 21 giorni precedenti e se ha avuto contatti con persone infette (vai a saperlo!). Se i sospetti ci sono passa la telefonata al medico di guardia, il quale, se lo reputa, invia l’ambulanza a casa. L’equipaggio a bordo parte con tute o camice impermeabili, maschera di protezione, copricapo, calzari, doppi guanti, e fa indossare una mascherina chirurgica al paziente, sdraiato sulla barella coperta da un lenzuolino impermeabile, che poi viene portato al Gemelli o all’Umberto I. Intanto, agevolazioni in vista dal ministero per la formazione Ecm dei medici contro il virus Ebola.
Lezioni ma niente stanze isolate. Gli infermieri «al fronte» tremano
