Interventi banali spacciati per operazioni complicate, semplici day hospital che si trasformano in giorni e giorni di ricovero e poi visite oncologiche domiciliari che, semplicemente, non esistevano ma finivano, tutte, nei salatissimi conti che l’ospedale israelitico di Roma finiva per addebitare sul conto del servizio sanitario nazionale. E ancora soffiate sui controlli e imbrogli per falsificare le carte da presentare agli ispettori di due differenti Asl romane. Ha risvolti inquietanti l’ennesima indagine che ha colpito il nosocomio dell’isola tiberina (truffa che si aggira, sostengono gli inquirenti, sui 15 milioni di euro) e che vede indagati una decina di persone tra cui il direttore generale - ed ex numero uno dell’Inps, Antonio Mastrapasqua - il direttore sanitario Luigi Antonio Spinelli, il vice direttore amministrativo Tiziana D’Agostini e numerosi altri impiegati del nosocomio. Un’indagine mastodontica quella portata avanti dal procuratore aggiunto Caporale e che ha portato a una serie di perquisizioni sia nell’ospedale israelitico che nelle Asl che dovevano fare i controlli e negli uffici della Regione che, sotto le amministrazioni Marrazzo e Polverini, avevano stipulato contratti con il nosocomio stesso. PERQUISIZIONI Numerose le perquisizioni eseguite ieri dai carabinieri su disposizione dei magistrati di piazzale Clodio: perquisizioni che hanno riguardato, oltre alla sede regionale e agli uffici amministrativi dell’ospedale anche le Asl Roma A e Roma B. Sono tante le truffe ipotizzate dalla Procura capitolina: truffe che vanno dagli «interventi sanitari che avevano riguardato le dita del piede che erano stati inseriti a rimborso come prestazioni di ricovero anziché in regime di Day Hospital o Day Surgery» e remunerati con «4629 euro anziché con 2759 ed altresì interventi sanitari che avevano riguardato biopsie trans perinali e inseriti a rimborso come prestazioni di ricovero» con un «ricarico» assolutamente fuori mercato che pesava sul servizio sanitario nazionale per oltre 10 volte il reale costo. Alcuni degli indagati - si legge nel decreto di perquisizione - «alteravano le codifiche delle prestazioni sanitarie erogate ed erogande relative a diversi interventi terapeutici che riguardavano principalmente trattamenti odontodiatrici, ortopedici, otorinolarigoiatrici, ovvero per l’accertamento e la cura dei tumori della mammella e della tiroide ed altre patologie in corso di accertamento». I CONTROLLI ADDOMESTICATI La procura sospetta che gli indagati fossero a conoscenza delle ispezioni sulle cartelle «impazzite» presentate dall’ospedale israelitico e che, per nascondere tutto, gli stessi indagati si siano premurati di camuffare le tracce del presunto imbroglio: gli indagati infatti «alteravano lo stato dei luoghi, la destinazione degli ambienti dell’ospedale e delle attività sanitarie svolte, in modo tale da indurre in errore il personale ispettivo su dette circostanze e far loro redigere un falso verbale ispettivo indenne da rilievi ai fini dell’ottenimento della conferma dell’autorizzazione e dell’accreditamento con il servizio sanitario nazionale». Un giochino - reso possibile dal fatto che gli indagati fossero a conoscenza dei controlli - che si è ripetuto per due volte: prima con gli ispettori della Asl Roma A, poi con i loro colleghi della Asl di Roma D. VISITE DOMICILIARI FANTASMA Non bastassero i taroccamenti sugli interventi eseguiti e i raffazzonati espedienti per svilire i controlli degli ispettori, i dieci indagati, a vario titolo, erano intervenuti anche sulle prestazioni oncologiche domiciliari tanto che gli indagati «fornivano decine di false cartelle cliniche di assistiti in regime di Adi o Ado in precedenza mai compilate e formavano giustificativi, falsi nel contenuto e nella data, in relazione alla mancanza di documentazione sanitaria di assistiti in regime di Adi o Ado, parte integrante di dette cartelle cliniche, in modo tale da indurre in errore il personale ispettivo su dette circostanze e far loro redigere un falso verbale indenne da rilievi». LE REAZIONI La Regione ha subito preso le distanze dall’ennesima presunta truffa sulla sanità e ha precisato che «nella perquisizione presso gli uffici regionali della sanità i Nas hanno acquisito materiali su filoni d'indagine già noti rispetto alla presunta truffa ai danni del servizio sanitario regionale da parte di operatori e responsabili dell’ospedale Israelitico. I fatti relativi alle fatturazioni al centro dell'inchiesta risalgono al periodo 2006/2009. Nel 2011 e nel 2012 con due diversi decreti la precedente amministrazione ratificò accordi che consentivano la liquidazione, al momento bloccata, delle prestazioni erogate».
Truffa milionaria, blitz in Regione
Nas anche all’ospedale israelitico. Nei guai l’ex presidente Inps Mastropasqua. Zingaretti: «Accertamenti che riguardano le precedenti amministrazioni»
