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Lui si pente: volevo spaventarli

«Non volevo ucciderli, volevo soltanto spaventarli. E adesso sono pentito per ciò che ho fatto». Mauro Micucci, 57 anni, ha spiegato così il folle gesto che venerdì pomeriggio lo ha portato ad accoltellare a morte la moglie 49enne Daniela Nenni e il suo presunto amante Alessandro Santoni, di 38, aprendo la strada a una ipotetica perizia psichiatrica. Teatro del delitto uno degli ascensori della sede Inps di via Quintavalle, a Cinecittà, dove lavoravano tutti e tre, killer e vittime. Una storia di gelosia, sospetti e pettegolezzi, nata tra le mura del posto di lavoro e finita con l’epilogo più tragico. Intorno alle 18, dopo aver finito il suo turno, Micucci ha aspettato che i due scendessero al piano terra e quando le porte dell’ascensore si sono aperte li ha colpiti una ventina di volte con un coltello con una lama da 20 centimetri, che aveva nascosto in uno zaino. È stato lui stesso a chiamare il 112: «Venite a prendermi, ho ucciso mia moglie e il suo amante». I carabinieri del Nucleo radiomobile l’hanno trovato in stato di choc con la testa appoggiata all’ascensore, mentre teneva ancora in mano il coltello sporco di sangue. È stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario plurimo, aggravato dalla premeditazione. Durante l’interrogatorio col pm Cristiana Macchiusi e i militari dell’Arma ha ammesso di aver agito accecato dalla gelosia, ma non con l’obiettivo di uccidere. Sapeva che il tradimento andava avanti da alcuni mesi. Avrebbe anche avvertito Santoni di lasciare in pace sua moglie, anche perché era legato a lui da un rapporto di conoscenza. Diversi colleghi aveva capito che qualcosa non andava. E anche a casa la storia coniugale era ormai finita: Daniela e Mauro era separati in casa, avevano una vita propria. Domani il gip Massimo Battistini sottoporrà Micucci all’interrogatorio di garanzia nel carcere di Regina Coeli, dov’è recluso, prima di decidere se convalidare l’arresto. «È una persona che si trova al di fuori degli ambienti criminali, è incensurato e senza carichi pendenti - spiega il suo difensore Luca La Marca - Ha agito per disperazione: preso da un raptus di rabbia ha commesso una sciocchezza». Al termine dell’interrogatorio di garanzia, il legale valuterà se chiedere una perizia psichiatrica per accertare lo stato di infermità mentale del suo cliente. Il pm, intanto, ha conferito l’incarico al medico legale Saverio Potenza, che domani comincerà l’autopsia sui due cadaveri. La profondità e la direzione delle pugnalate servirà a chiarire la dinamica del duplice omicidio. Nel frattempo la Procura ha chiesto di acquisire le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza del palazzo dell’Inps e sequestrate dai carabinieri. Per quanto riguarda i tre figli della coppia, il Tribunale dei minori dovrà decidere a chi affidare i due che non hanno ancora compito 18 anni.

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