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"Riano non è mai stato costituito"

I pm indagano e la gente mormora. Aperto un fascicolo per usurpazione d'ufficio. Il paese: di chi siamo cittadini?

Riano, circa diecimila abitanti, un territorio grande venticinque chilometri quadrati e una querelle giudiziaria alquanto singolare. Una voce che circolava in paese da decenni, infatti, è stata formalizzata in una vera e propria denuncia e, passando di bocca in bocca, è presto divenuta il principale argomento di discussione nei bar e nelle piazze del Comune a nord della Capitale. In paese si mormora e la domanda è una sola: Il Comune di Riano è mai stato istituito? La vicenda, alquanto surreale, era nata alla fine dello scorso luglio, quando l’avvocato e storico Gabriele Liberati aveva sporto denuncia: «Accertato che non esiste la norma istitutiva del Comune di Riano, nonché le norme del distacco dal Comune di Capena e di Castelnuovo di Porto sporgo formale querela». L'avvocato infatti, sosteneva che quel territorio non fosse mai istituito come Comune e così aveva querelato il sindaco di Riano, il comandante della polizia municipale e un vigile che, dopo averlo multato, si era rifiutato di mostrargli la norma che istituisce il Comune. Adesso però è la magistratura che vuole approfondire la faccenda.   La procura di Tivoli ha infatti aperto un fascicolo in cui si ipotizza un reato ben preciso: usurpazione d’ufficio. In pratica gli inquirenti vogliono capire se si sia trattato di una terribile lacuna del sistema legislativo. «Da tempo se ne parla. Sono tanti anni che l’avvocato va in giro raccontando questa storia - afferma l’edicolante del paese - Il dubbio era sorto in seguito ad alcune cause amministrative patrocinate dal legale», conclude la donna. Nei ricorsi l’avvocato chiedeva sempre di poter visionare il documento che istituisce il Comune in questione, per dimostrare la competenza territoriale della polizia municipale di Riano, nelle strade dove venivano emessi i verbali. Tra le pagine che costituivano i ricorsi, l’avvocato citava sempre i ricordi degli anziani di Riano, spiegando come in passato alcuni abitanti votassero a Capena e altri a Castelnuovo di Porto e affermando inoltre che quel territorio, in passato, era conosciuto come «Borgata di Riano», in seguito venduto dal Comune di Leprignano ai principi Boncompagni. Ma le richieste dell’avvocato di visionare il documento venivano sempre disattese dall’amministrazione comunale. «Ho eseguito anche delle ricerche di dette norme presso gli organi istituzionali», aveva denunciato il legale. La prefettura però non è in grado di fornire l’atto costitutivo. Tra gli scaffali dell’archivio della Camera dei deputati non si trova e neanche presso gli uffici regionali. «Alla Regione Lazio - afferma l’avvocato nella denuncia - come norma istitutiva del Comune di Riano mi era stata indicata la legge del 24/12/1954 numero 1228, come a loro risulta». La norma a cui fa riferimento l’ente sarebbe la legge Einaudi. Quest’ultima però si riferisce solo al censimento delle «località abitate» e all’individuazione della loro toponomastica. Atti questi che non legittimano la formazione di un’amministrazione comunale. L’Anci non è in possesso del documento: «Conviene chiedere al Ministero», affermano. Ma il ministero dell’Interno «comunica che l’atto costitutivo del Comune di Riano non è in possesso degli uffici di questo Ministero in quanto è un documento storico.   Tra le decine di migliaia di volumi che compongono l’archivio storico è possibile trovare tutti i decreti emanati nella storia del Belpaese e anche le norme istitutive di vari comuni della provincia di Roma. Quello di Riano però non si trova, anche se vi è un decreto del 1932 in cui questa cittadina viene citata con il sostantivo “Comune”. Non basta però denominare un borgo come “Comune” per formalizzarne la nascita. Naturalmente una ricerca così ampia non può considerarsi esaustiva e saranno gli inquirenti a dover risolvere l’enigma del documento mancante. I carabinieri di Riano, gli stessi che hanno protocollato la denuncia sporta dal legale, stanno indagando e in Comune si sta cercando l’atto che legittimerebbe l’esistenza dell’amministrazione. Anche la prefettura si sta dando da fare ma al momento è stato prodotto solo uno stemma comunale che il Duce avrebbe consegnato alla città in questione. Uno stemma non basta ad istituire un Comune ma infittisce il mistero e continua ad alimentare le discussioni degli abitanti di questa cittadina alle porte di Roma. All’interno di una pizzeria, un ragazzo ride: «Dopo l’articolo pubblicato su Il Tempo, in città tutti parlavano della faccenda ma poi non è successo nulla». «Diversi giornalisti si sono occupati del caso - ribadiscono alcuni signori che passeggiano vicino la pizzeria - se la denuncia fosse vera mi chiedo perché andiamo a votare», dice un signore bevendo una birra fuori da un bar. Parlando con i cittadini sembra che vi siano diverse fazioni. Alcuni abitanti vogliono che venga proclamato un referendum per istituire il Comune, altri, in chiave populistica, parlano di associazione a delinquere formata da politici e molti pensano che l’avvocato stia farneticando. Tutti però sono convinti di una cosa: il documento si deve trovare. «Se non spunta questo atto le nozze civili valgono ancora?», si domanda una donna fuori dalla chiesa, «e le multe? Le elezioni?».

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