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E sui monti abruzzesi impazzano i ladri di polli, galline e miele

C'è il ladro di polli sull'alto Gizio, nel Sulmonese, e il golosone di miele sul Livata, la «montagna della capitale». Con una terra di mezzo di 71 chilometri in linea retta, ma oltre 130 in auto,...

C'è il ladro di polli sull'alto Gizio, nel Sulmonese, e il golosone di miele sul Livata, la «montagna della capitale». Con una terra di mezzo di 71 chilometri in linea retta, ma oltre 130 in auto, che gli ultimi orsi bruni marsicani coprono in una vita da migrante. Non tutti i circa 60 plantigradi attualmente censiti sull'Appennino, ma almeno 5 o 6 esemplari sconfinano, così quantificano gli esperti del Parco nazionale d'Abruzzo. Cinque di loro hanno il collare. Un’orsa Gemma l’ha perso. Fuori da quei confini, ma all'interno di altre 2 aree protette, nella stessa notte due esemplari hanno fatto visita ad allevatori e apicoltori. Vicino Sulmona, a Pettorano sul Gizio, c'è stato addirittura un incontro ravvicinato col proprietario del pollaio, un 57enne che s'è visto spuntare i circa 3 metri dell'orsa Peppina da dietro un cespuglio. Ha avuto paura di essere aggredito e, indietreggiando, ha perduto l'equilibrio ed è caduto a terra, battendo la testa e perdendo i sensi. Il titolare dell'allevamento della frazione Valle Larga, che insiste sul territorio della Riserva Naturale Alto Gizio, è poi stato soccorso dalla figlia e trasportato all'ospedale di Sulmona, dov'è stato dimesso con 15 giorni di prognosi. Nessun faccia a faccia, invece, per l'apicoltore di Livata. Che però si è ritrovato 5 arnie distrutte dall'orso golosone di miele sui 1500 metri della località Acquaviva, come già avvenuto nel giugno scorso. Gli esperti del Parco dei Simbruini hanno raccolto peli ed escrementi lasciati dall'esemplare per stabilire se si tratta dello stesso marsicano che ha sconfinato 3 mesi fa. L'unica cosa certa è che si tratta di un maschio, a differenza della Peppina sul Gizio, così ribattezzata dagli esperti che sono da tempo sulle sue tracce. Peppina ebbe un un incontro ravvicinato con un residente rimasto ferito alla testa dopo essere caduto mentre cercava di allontanarsi e che ricevette 15 giorni di prognosi. Gli esperti comunque cercano di preservare la specie, ormai a rischio-estinzione. Anche perché ogni decennio scompaiono circa 25 esemplari per cause naturali o per bracconaggio, avvelenamenti o incidenti stradali. Due settimane fa è stata rinvenuta l'ultima carcassa di un orsacchiotto: era in località Settefrati nel versante laziale del Parco d'Abruzzo. Da dove i migranti raggiungono altri territori, dal Parco della Maiella fino al Sirente o sui Simbruini, che è l'area protetta più grande del Lazio. «Gran parte del Piano di azione per la tutela dell'Orso- spiegano dal Parco d'Abruzzo- è fondato su due assi strategici: diminuzione della mortalità e ampliamento dell'areale di presenza stabile del plantigrado. Dunque una maggiore presenza dell'Orso nell'area di connessione tra Parco d'Abruzzo e Parco della Maiella è una buona notizia che fa ben sperare nella possibilità di avere in futuro una popolazione stabile anche sul Parco della Maiella» e in quello laziale dei Simbruini, che ora chiede «l'istituzione di un'area faunistica del marsicano».

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