Ogni anno sono oltre centotrentamila le tartarughe marine della specie « caretta caretta» che nel Mediterraneo rimangono vittime di catture accidentali da parte dei pescatori professionisti. Circa settantamila abboccano agli ami utilizzati per la pesca al pescespada, oltre quarantamila restano intrappolate nelle reti a strascico e circa ventitremila in quelle da posta per un totale di 133.000 catture con oltre quarantamila casi di decesso. Numeri impressionanti e peraltro decisamente sottostimati: se infatti consideriamo in questo calcolo tutti i pescherecci comunitari e le migliaia di piccole imbarcazioni da pesca che operano nei paese africani che si affacciano sul Mediterraneo, si arriva più verosimilmente a una stima di 200 mila catture e proporzionalmente a circa settantamila decessi. Per cercare di limitare questa strage scendono in campo gli stessi pescatori che, grazie al progetto «TartaLife», finanziato dal programma «Life» della Commissione Europea e coordinato dall'Istituto di Scienze Marine del Consiglio nazionale delle Ricerche di Ancona (CNR-ISMAR), potranno tramite innovativi sistemi per la riduzione delle catture accidentali dare un contributo concreto alla salvaguardia di questa specie protetta da Convenzioni Internazionali, Direttive Comunitarie e Leggi Nazionali. Si tratta di una specie che ha assunto un aspetto strategico per il bacino Mediterraneo, dove la pesca professionale costituisce la principale minaccia per la sua sopravvivenza. Il progetto, che si concluderà nel 2018, oltre ad individuare nuovi strumenti di pesca prevede il rafforzamento della rete dei Centri di Recupero Tartarughe Marine sparsi sul territorio. Tra questi spicca il centro della piccola isola di Linosa nelle Pelagie gestito dal 2000 dal CTS, fiore all'occhiello dell'isola e punto di riferimento per la cura e riabilitazione degli esemplari nel Canale di Sicilia andato distrutto nel 2013 da un incendio doloso. Il Centro è stato ora dotato di nuove e più moderne attrezzature veterinarie e grazie allo staff sono riprese le attività di monitoraggio diurno e notturno della spiaggia. Ora il centro ospita 6 tartarughe: Linosa, Mia, Iolanda, Gerardina, Ciccio e l'ultimo arrivato Osso. Tutte finite nelle reti o avvistate dai pescatori in evidente difficoltà natatoria per aver ingerito della plastica. «Oltre alla Commissione Europea desidero esprimere la mia gratitudine a tutti gli abitanti dell'isola che in questi anni ci hanno sempre sostenuto e manifestato il proprio affetto». A parlare è Stefano Di Marco vicepresidente nazionale di CTS nell'occasione della riapertura del centro ad agosto. «Un grazie particolare anche al Comune di Lampedusa e Linosa e al Sindaco Giusi Nicolini che tra mille altri problemi è riuscita ad assicurarci attraverso il suo staff la propria collaborazione». Per il mese di settembre CTS è alla ricerca di volontari per le tartarughe: basta inviare una lettera motivazionale e un breve curriculum vitae a conservazionenatura03@cts.it o chiamare il centro al numero 0922/972076 e seguire da vicino la storia di ogni esemplare che da Linosa riprenderà il suo viaggio verso chissà quali mete.
Ospedali per curare le tartarughe ferite
Ogni anno 70 mila esemplari abboccano agli ami dei pescatori e 40 mila muoiono