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Prima fa a pezzi i panni stesi poi la colf

Il racconto della decapitazione nel video choc delle telecamere nella villa all’Eur. L’ucraina rincorsa e accoltellata nel piazzale. Leonelli era in preda a un raptus

La paura nel volto della donna, la rabbia in quello dell'assassino, poi la fuga, l’inseguimento, il massacro: seduti davanti al monitor, gli inquirenti osservano le immagini catturate, 11 giorni fa, da due delle numerose telecamere di sorveglianza installate nella villa di via Birmania. Il filmato scorre, mostrando ai presenti gli ultimi istanti della vita di Oksana Marteseniuk, la colf decapitata nella casa dove lavorava, e di Federico Leonelli, il killer. Grazie a quei fotogrammi il momento dell'omicidio, durato poco meno di tre minuti, viene ricostruito dettagliatamente. Sono circa le 11 del mattino quando la ragazza entra nell'appartamento. Sente dei rumori giungere dal piano inferiore della villa ma non sa se provengono dalla lavanderia o da uno dei due monolocali ubicati in quel sottoscala dove abita l'informatico. Oksana si avvicina alle scale, scende un paio di gradini e, osservando il piano inferiore, vede Federico Leonelli. Il ragazzo indossa un abbigliamento militare, ha il volto travisato, brandisce un coltello ed è intento a squarciare alcuni stracci. La colf scappa impaurita, risale le scale, viene inseguita dall'assassino ma riesce ad uscire dalla porta dell'appartamento. La ragazza continua a correre ma Federico Leonelli la raggiunge nel piazzale dov'è parcheggiata la macchina: si intravede una colluttazione ma c'è un punto cieco nel sistema di videosorveglianza della villa. Come se le telecamere si fossero rifiutate di riprendere quell'eccesso di orrore dettato dai fendenti scagliati con un coltello sul corpo di quella giovane donna. Sarà l'autopsia a spiegare che la vittima è stata accoltellata 40 volte, soprattutto alle braccia, mentre provava a difendersi. Quello che invece le telecamere registrano è l'immagine di Federico Leonelli che trascina il corpo senza vita di Oksana fino al sottoscala. È lì che il killer le taglia la testa con la sua mannaia ma, anche in questo caso, le telecamere non riprendono la scena. Dopo aver decapitato la vittima l'assassino rimane immobile, in preda alle sue allucinazioni. Trascorsa un'ora, le forze dell'ordine entrano nell'appartamento. I vigili del fuoco, seguiti dai poliziotti e da un carabiniere seguono la scia di sangue che dal piazzale esterno porta fino alle scale della villa. La scena si ripete. Il ragazzo, sempre brandendo un coltello inizia a correre, risale i gradini, i vigili scappano, escono fuori dall'appartamento inseguiti da Federico Leonelli. Arrivano in prossimità del luogo in cui, un'ora prima, Oksana è stata uccisa e quindi, nuovamente, le telecamere non rivelano cosa accade esattamente. Non è possibile vedere se i poliziotti hanno sparato quando l'assassino era già seduto al posto di guida della sua auto, dove il corpo è stato rinvenuto, o se l'uomo è stato colpito precedentemente per poi trascinarsi fino al veicolo. É ancora una volta l'esame autoptico a rivelare che l'omicida è stato colpito due volte, frontalmente e dall'alto verso il basso. Tra i quaranta gigabyte acquisiti dalla procura, le immagini, selezionate anche grazie all'aiuto del proprietario dell'appartamento, confermerebbero la versione fornita dai poliziotti, non indagati, e spiegherebbero che l’omicida ha agito in preda ad un raptus, senza premeditazione.

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