Sono circa le 8 di sera quando Laura Leonelli, la sorella di Federico, esce da piazzale Clodio. È stanca e provata. Ha trascorso più di due ore ricordando e raccontando ai pm romani la vita di suo fratello, l’uomo che domenica scorsa ha ucciso Oksana Marteseniuk, la colf 38enne di origini ucraine decapitata nella villa dove lavorava. Ai procuratori la donna ha anche consegnato la documentazione clinica che negli anni, diversi medici, hanno rilasciato al fratello. È dai racconti di Laura, ascoltata come persona informata dei fatti, che emerge lo stato di salute mentale dell’assassino: «Per giorni sembrava stare bene, quindi veniva dimesso dalle cliniche dove era stato ricoverato - afferma Laura - Poi però ricominciava a stare male. Diceva di lavorare per la Nasa, per i Servizi segreti. Certe volte era convinto di essere perseguitato». Federico soffriva da molto tempo di disturbi psichici: «Ci siamo accorti che stava male quando ancora era un bambino - continua la sorella - Durante l’adolescenza ha anche avuto disturbi del sonno, non riusciva a dormire». Nelle parole della donna non c’è rancore, solo dubbi: «Magari mio fratello poteva essere curato». Varie volte infatti, Laura si era recata in diverse strutture pubbliche chiedendo ai medici di prendere in cura Federico. «La patologia di mio fratello però non permetteva il ricovero. La legislazione italiana non lo consente». Il ragazzo veniva quindi seguito privatamente e gli venivano somministrati psicofarmaci: «Poi, durante un momento di lucidità - continua Laura - mio fratello ha confessato al dottore di comprare medicine su internet, assumendone dosi massicce. Quindi il medico ha sospeso la somministrazione di farmaci. Abbiamo scoperto che comprava il Provigil(ndr un potente stimolante assimilabile alle anfetamine)» racconta la donna mentre si allontana in compagnia del marito».
«Mi diceva che lavorava per i Servizi»
La sorella di Leonelli al pm