Attualità

Paghiamo le conseguenze di aver fatto fuori Gheddafi

di Cesare Ferri

Non bisognava essere dei geni per immaginare che togliere Gheddafi alla Libia avrebbe significato buttare un fiammifero antivento in un pagliaio, ciononostante il governo italiano, sotto le pressioni dell'Eliseo e di Downing street ha contribuito a farlo fuori. E i risultati oggi sono qui a testimoniare che i pochi che all'epoca si sono battuti affinché le nostre basi non venissero concesse ai bombardieri francesi, avevano ragione. Seguire Sarkozy, il più determinato, in quell'avventura sarebbe stata una follia, e lo è stata, infatti. Intanto perché sarebbero stati messi a repentaglio i nostri interessi economici e commerciali, poi perché dipendiamo, almeno in parte, da quel Paese per quanto riguarda la fornitura di petrolio e gas, infine perché senza Gheddafi le coste libiche si sarebbero trasformate in moli dai quali sarebbero partite indisturbate decine di migliaia di clandestini africani. E vedendo in che condizioni versa oggi la Libia possiamo dire, purtroppo, che siamo stati facili profeti dato che è dilaniata da una sanguinosa guerra civile che vede gli uni contro gli altri armati, etnie, gruppi religiosi, e aggregazioni politiche, il che rende estremamente difficile trovare una soluzione che accontenti tutti. Di fronte a un tale disastro, che l'Europa ha contribuito a creare, i relativi governi non sanno fare altro che suggerire ai propri connazionali di rientrare in patria. E l'Italia con loro, dato che non si distingue certo per intraprendenza, quasi si fosse dimenticata che la Libia era e dovrebbe continuare ad essere un partner privilegiato; il problema, però, è che il nostro attuale governo non sa chi appoggiare o, niente di piú facile, preferisce stare alla finestra in attesa degli eventi, col rischio reale che altre diplomazie possano sostituirsi a noi. Ma ciò che sarà domani è, al momento, irrilevante, posto che al di là del mare ogni giorno muoiono decine di persone in scontri a fuoco. Se non fosse di pessimo gusto, verrebbe da dire a coloro - più o meno tutti - che, neppure tanto metaforicamente, hanno ballato sul corpo martoriato del rais: voi che ballavate, adesso che fate, avete intenzione di saltellare ancora su altri cadaveri? Inneggiavate alla democrazia conquistata, lo ricordate? Beh, lui morto, la democrazia continua a non esserci, ma in compenso abbiamo una guerra civile in più vicino casa. Senza contare che gli integralisti islamici, che in Libia sono presenti in forma massiccia, stanno mandando i loro uomini in Europa grazie alle decine di barconi che approdano da noi ogni giorno. E questi barconi, chiamati più comunemente carrette del mare, quando non arrivano a destinazione significa che sono affondati col loro carico di donne bambini, uomini tutti senza nome, come è accaduto proprio in queste ore. E adesso che faranno i buonisti oltre che piangere davanti alle numerose bare vuote? Si decideranno finalmente a parlare di mercato di carne umana e a combatterlo come si deve? Comunque sia, in termini di politica internazionale, non ne abbiamo azzeccata una e se è dalla capacitá di leggere il futuro che si distingue un buon politico da un politico incapace, abbiamo la riprova che non siamo messi affatto bene.

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