Palestina, Siria, Libia, Iraq, Afghanistan. Ma anche Ucraina, Nigeria, Repubblica Centraficana, Somalia, Sudan, Congo, Colombia, Messico, Birmania, Filippine, Thailandia. Il mondo è ufficialmente in pace. Ma non è vero. In molti Paesi si continua a morire falciati da raffiche di mitragliatrice, mutilati da bombe «intelligenti», uccisi da missili e da razzi più o meno sofisticati, le carni martoriate da schegge d’acciaio che non fanno differenza fra uomini, donne, bambini e vecchi inermi. In alcuni imperversa la guerriglia, la guerra a bande ribelli o alle organizzazioni di narcotrafficanti. In altri ancora si susseguono colpi di Stato, repressione, sistematiche violazioni dei diritti civili. MEDIO ORIENTE In Medio Oriente la morte accompagna il «Natale» musulmano, l’«Eid al-Fitr», la festa che segna la fine del Ramadan, il mese sacro degli islamici in cui si osserva un digiuno purificatore. Una festa insaguinata che ha come colonna sonora le urla di dolore dei feriti, il pianto dei profughi e quello dei familiari delle vittime. «La nostra festa sarà il giorno in cui saremo liberi», ha detto il premier del governo di unità palestinese, Rami Hamdallah. Nella Striscia prosegue intanto l'operazione israeliana avviata l’8 luglio e da Gaza prosegue il lancio di razzi contro Israele. Lo Stato ebraico ha colpito oltre quattromila obiettivi nell’enclave palestinese; dalla Striscia sono partiti più di 2.600 razzi contro Israele. A Gaza, secondo il bilancio del locale ministero della Salute, i morti sono almeno 1.283, i feriti 7.150. Per l’Unicef tra le vittime ci sono 239 minori palestinesi, 166 dei quali avevano meno di 12 anni. Tredici palestinesi, secondo B’Tselem, sono morti in scontri con le forze di sicurezza israeliane in Cisgiordania. Bombe, razzi e artiglieria hanno costretto 240mila persone a lasciare le proprie case nella Striscia e a rifugiarsi nelle scuole gestite dall'Unrwa. Nell'enclave palestinese, secondo l'Ocha, sono ormai almeno 747 le case distrutte. E da martedì il 90% degli 1,8 milioni degli abitanti della Striscia di Gaza è senza elettricità dopo che è stata colpita l'unica centrale elettrica. Da parte israeliana, dall'avvio dell'offensiva, 53 soldati e due civili sono rimasti uccisi. In Israele è morto anche un thailandese colpito in un attacco con razzi dalla Striscia. Lunedì scorso, primo giorno di Eid al-Fitr, una chiesa di un vicolo stretto di Gaza era piena di musulmani riuniti in preghiera. Nella Chiesa di San Porfirio di Gaza, ha testimoniato al-Jazeera, hanno trovato rifugio decine di famiglie musulmane in fuga dai combattimenti. Per il primo giorno di Eid i palestinesi non hanno sfoggiato abiti nuovi, come tradizione, ma magliette nere con la scritta «Siamo tutti Gaza» e, al posto dei dolci con cui si festeggia tradizionalmente l’Eid, i palestinesi hanno consumato caffè nero. Il primo giorno di «festa» è stato segnato dall'attacco contro un parco giochi in un campo profughi di Gaza. «È stato il peggior Eid della mia vita»: queste le poche parole affidate all'agenzia di stampa Dpa da Abu Nadscha, ex poliziotto 45enne. Per i siriani non c’è pace da tre anni. Il conflitto scoppiato nel 2011 nel Paese arabo, dopo l'esplosione nel marzo di quell'anno di inedite proteste antigovernative, ha fatto decine e decine di migliaia di morti. Il bilancio dell'Osservatorio siriano per i diritti umani parla di oltre 170mila, un terzo civili. Secondo la Rete siriana per i diritti umani, solo durante il mese di Ramadan - iniziato il 28 giugno e terminato domenica - sono rimaste uccise 2.378 persone. Si tratta, in entrambi i casi, di informazioni non possono essere verificate in modo indipendente. Il governo di Assad, da parte sua, afferma di star continuando nella «lotta al terrorismo». E non è «festa» neanche per i siriani, ormai più di un milione, che si sono rifugiati nel vicino Libano. L’Eid della Siria è stato anche segnato dagli appelli a un anno dalla scomparsa del gesuita padre Paolo Dall'Oglio, che sarebbe stato rapito dall'Isil e sulla cui sorte non si hanno notizie. ASIA Nell'Afghanistan martoriato da decenni di guerre, dove gli attacchi sono all'ordine del giorno, anche quest'anno l'Eid è stato macchiato di sangue. Hashmat Karzai, cugino del presidente afghano Hamid Karzai e membro del consiglio provinciale di Kandahar, è stato ucciso nella sua casa di Kandahar dall'abbraccio mortale di «auguri» di un attentatore suicida con una carica esplosiva nascosta sotto al turbante. In Iraq gli attacchi continuano a essere all'ordine del giorno. Lunedì, nel primo giorno di «celebrazioni», la polizia irachena ha trovato a Baghdad i corpi senza vita di 15 persone, comprese tre donne, tutte apparentemente freddate a colpi d'arma da fuoco. Questo Eid scorre tra paure e incertezze dopo l'avanzata nel nord dei miliziani sunniti dell'Isil e nel mezzo della battaglia politica per la formazione del nuovo governo. Secondo l'Iraq Body Count, solo a luglio sono morti 1.387 civili. Nel Paese una volta di Saddam Hussein, luglio è stato anche il mese della fuga dei cristiani da Mosul occupata dagli integralisti islamici. Dopo la disponibilità del governo francese a concedere il diritto di asilo ai cristiani iracheni, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha chiesto un'iniziativa internazionale per assistere i cristiani in fuga da Mosul, sfollati nella piana di Ninive o profughi in Kurdistan.Ma non solo. In Birmania-Myanmar continua, strisciante, la guerra contro i gruppi ribelli, nelle Filippine quella contro i militanti islamici, così anche in Pakistan, mentre in Thailandia a maggio c’è stato l’ennesimo golpe dell’esercito. AFRICA La Libia, a tre anni dalla caduta di Muammar Gheddafi, è ormai precipitata nel caos ed è preda di bande in guerra tra loro. A Tripoli milizie rivali si contendono il controllo dell'aeroporto e nelle ultime ore a Bengasi hanno conquistato il quartier generale delle forze speciali dell'esercito libico. L'ex vice premier Mustapha Abushagur è stato protagonista di un sequestro lampo a Tripoli e la capitale è sotto la minaccia del grave incendio divampato domenica, dopo che un razzo ha colpito un deposito di carburante. Le ultime ore sono state segnate dalla fuga degli occidentali. Ma anche in Egitto la situazione non è tranquilla e serpeggia ancora la rivolta contro il Governo). In Mali si combatte contro tuareg e militanti islamici, Nigeria imperversa Boko Haram, nella Repubblica Centrafricana e in Sud Sudan è guerra civile, in quella Democratica del Congo e in Sudan il problema sono le bande ribelli, in Somalia, invece, i conflitti vedono protagonisti i militanti islamici. EUROPA Finita la guerra in Cecenia, anzi le due guerre cecene, resta la guerriglia dei militanti islamici in Daghestan ma, soprattutto, prosegue l’escalation del confronto armato in Ucraina dopo la secessione dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk. I morti sono già migliaia. E il futuro è preoccupante. AMERICHE Anche se non sono vere e proprie guerre, in Colombia Colombia ci sono combattimenti fra governativi e gruppi ribelli e in Messico la battaglia è contro i cartelli dei narcos. I nomi cambiano, il risultato resta lo tesso: morte, dolore e lacrime.
Paese per Paese, la terza guerra mondiale
Non c’è solo Gaza. Il pianeta è teatro di centinaia di scontri sanguinari. Dall’Ucraina alla Nigeria, dalla Libia alle Filippine. Ecco dove si muore
