«È un’occupazione inaccettabile. La fase inziale era più comprensibile perché portata avanti affinché il Teatro Valle restasse un teatro. Ma la seconda, con tutte le garanzie arrivate dell’affidamento al Comune di Roma , l’hanno resa priva di significato. Così come è inaccettabile che una situazione di illegalità evidente venga giustificata con la bandiera del Bene comune». Anche il ministro della Cultura, Dario Franceschini, se ne è accorto. E ora boccia l’okkupazione del Valle sperando in una rapida uscita di scena degli occupanti abusivi. In Campidoglio, intanto, l’assessore alla Cultura, Giovanna Marinelli, aspetta con trepidazione il responso degli abusivi che dovrebbe arrivare in giornata. Se ne andranno o no? «Il mio - ha spiegato la Marinelli - non è un ultimatum, ma un’opportunità. Una proposta positiva che contiene una scadenza (questa sera, ndr). E non voglio sentir parlare di sgombero. La "Fondazione Valle bene comune" ha svolto un grandissimo lavoro in questi tre anni, riuscendo nel suo obiettivo di porre all’attenzione dell’opinione pubblica la necessità che il Teatro Valle rimanesse pubblico». «Proprio alla luce dell’importanza di questo percorso- ha continuato l’assessore - è auspicabile che questa esperienza possa essere inglobata nella struttura del Teatro di Roma, inserendola in un contesto legale». La soluzione del Comune, e cioè quella di offrire agli occupanti del Valle una continuità culturale sotto l’egida del Teatro di Roma, appare più che altro un modo per non arrivare allo scontro con gli abusivi. Il Campidoglio, a cui l’Eti (Ente teatrale italiano) ha ceduto il Valle poco prima che fosse occupato, avrebbe infatti dovuto provvedere ad emanare un bando pubblico per dare in gestione a un privato l’antica struttura. Ma il bando non c’è mai stato. E se da una parte gli occupanti sono favorevoli a una gestione pubblica, dall’altra temono che le parole del Campidoglio possano rimanere parole, anche in virtù degli arcinoti problemi economici in cui versano le casse Capitoline. Troppi dubbi che gli occupanti hanno espresso l’altro ieri nel corso di un’assemblea chiamata per valutare l’incontro del giorno precedente proprio con l’assessore capitolino alla Cultura e i rappresentanti del Teatro di Roma. «Accogliamo positivamente le parole e la disponibilità al dialogo manifestata da più parti in queste ore - si leggeva ieri in un comunicato degli occupanti - Tuttavia la tempistica proposta dall’Assessorato per questa delicata transizione e la mancata definizione dei passaggi verso la nascita del Teatro Partecipato complicano il percorso e la chiarezza di un possibile accordo. Invitiamo le istituzioni a dare un segnale concreto affinché questo dialogo non rimanga solo una promessa e diventi un impegno reale fissando da subito un incontro il 1 agosto». «In questi giorni e oltre il 31 luglio - spiegano - il Teatro Valle rimane aperto e inzia la "resistenza artistica", con lezioni aperte, laboratori ed eventi culturali». In breve, non se ne vanno.
Il ministro Franceschini: «L’occupazione è inaccettabile»
«È un’occupazione inaccettabile. La fase inziale era più comprensibile perché portata avanti affinché il Teatro Valle restasse un teatro. Ma la seconda, con tutte le garanzie arrivate dell’affidament...