TRIPOLI La Libia è in fiamme. Nel senso letterale della parola. La situazione all’aeroporto della Capitale, dove nelle ultime ore sono andati a fuoco due depositi di combustibile, è ormai fuori controllo. Domenica sera un colpo di mortaio era caduto su un un grande deposito di carburante; ieri, quando le autorità non erano ancora riuscite a domare il primo, ne ha preso fuoco un altro. Secondo l'emittente satellitare «al Arabiya», il secondo deposito coinvolto dall'incendio conterrebbe ingenti quantitativi di carburante. Il governo libico ha definito la situazione molto pericolosa e ha chiesto l’aiuto degli organismi internazionali per spegnere le fiamme. Inoltre, l’esecutivo è tornato a chiedere alle milizie che si scontrano da due settimane per il controllo dello scalo aereo di Tripoli che depongano le armi immediatamente per facilitare il lavoro dei vigili del fuoco e ha addossato proprio alle milizie di Zintan e di Misurata la responsabilità di un’eventuale «tragedia ambientale». Intanto Tripoli da domenica è rimasta senza acqua e senza elettricità. Il portavoce della Compagnia petrolifera nazionale, Mohammed al-Harari, aveva dichiarato che il deposito ha una capacità di 6 milioni di litri e che, se le fiamme non fossero state domate in tempo, avrebbero potuto intaccare i vicini depositi di gas liquido. Vigili del fuoco provenienti da diverse città e cittadine del Paese sono intervenuti sul posto, ma ancora le fiamme non sono state domate. Intanto, nelle ultime ore c’è stata un'accelerazione dei Paesi occidentali nella corsa ad abbandonare il Paese. Alcuni hanno chiuso le ambasciate. L’evacuazione progressiva è legata all’incapacità del governo, ostaggio delle diverse milizie, di garantire la sicurezza. Sabato è stata l'ambasciata statunitense a organizzare un convoglio via terra, con tanto di scorta di areri caccia. Domenica l’Italia ha seguito la stessa pista per evacuare oltre 100 connazionali, ma l’ambasciata è aperta e l’ambasciatore Giuseppe Buccino Grimaldi resta al suo posto. L’uscita dalla Libia è avvenuta con convogli via terra verso la Tunisia e con il ricorso a velivoli dedicati disposti dall’unità di crisi, grazie al concorso dell'aeronautica militare, con destinazione Pisa. Su richiesta di alcuni governi, l’Italia si è occupata anche del trasferimento di persone di nazionalità diversa. Ieri anche il personale dell’ambasciata tedesca a Tripoli è stato evacuato. L’Egitto, infine, ha sconsigliato viaggi in Libia, chiedendo a quelli che già si trovano nel Paese di spostarsi verso il confine con la Tunisia. L’appello,, tramite l'emittente Cbc, è arrivato dal portavoce del ministero egiziano degli Esteri, Badr Abdullati, dopo che le violenze in corso nel paese hanno fatto centinaia di vittime e dopo che 23 egiziani sono stati ammazzati domenica a Tripoli quando un razzo ha colpito la loro abitazione durante gli scontri tra milizie rivali per il controllo dell’aeroporto.
La Libia brucia e gli occidentali fuggono
Due grossi depositi di carburante in fiamme vicino all’aeroporto di Tripoli. Il governo chiede aiuto agli organismi internazionali per spegnere i roghi
