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Così i veterani della guerra in Siria tornano per combattere l’Europa

Le scimitarre dei Salaf fanno tremare l’Occidente. I successi dell’Esercito islamico dell’Iraq e del Levante e la proclamazione, dopo secoli, del Califfato, ha ridato vigore a tutto il movimento jihadista, frammentato e disorientato dopo l’uccisione di Osama Bin Laden. Negli ultimi cinque anni, infatti, i diversi gruppi che si richiamavano alla ideologia salafita o che si erano associati ad Al Qaeda, si erano concentrati sulle dinamiche locali, impegnando il loro «sforzo», jihad appunto, contro i governi nazionali, senza una strategia universale così come l’aveva pensata lo sceicco Osama Bin Laden. Oggi la situazione resta frammentata, nel senso che non vi è una vera strategia comune, ma tutti i movimenti dell’area jihadista hanno tra i loro nemici i governi nazionale e gli occidentali. Del resto Stati Uniti ed Europa pagano anni di colonialismo e di non politica nei confronti dei Paesi arabi e del Terzo mondo in generale. E così Abu Bakr al Baghdadi ha dato nuovo vigore allo spirito globalista della jihad. I suoi successi militari con la conquista di gran parte di Siria e Iraq, le sue disponibilità economiche e di armi stanno rilanciando la Jihad globale tanto auspicata da Bin Laden. Roma, intesa come Occidente, torna, come nell’ottavo secolo, nel mirino della conquista dei successori di Maometto. Ma con nuove strategie rispetto a quelle stragiste volute da Osama Bin Laden. Ora si punta alla conquista del potere per imporre la sharia. Prima a casa loro e poi «convertendo» l’Europa nel sogno di tornare al Califfato Al Andalus degli Ommayyadi. Ecco che i gruppi Ansar al Sharia di Libia dopo aver preso il controllo della Cirenaica e dei suoi pozzi di petrolio, punta a Tripoli e da lì il salto verso le coste italiane e spagnole in concorso con Al Qaeda del Maghreb islamico che tiene sotto controllo gran parte del Nord Africa subsahariano. Le rotte della jihad possono essere comode e viaggiare in business. Molti dei reduci dalla guerra in Siria tornano ai Paesi di origine con voli di linea dalla Turchia e dal Libano. Sono immigrati da tempo residenti nei Paesi europei e convertiti alla guerra santa, dopo aver adempiuto alla loro missione santa in terra di jihad contro Assad, eccoli tornare nella loro seconda patria e progettare di mettere in pratica quello che hanno imparato in guerra con il preciso proposito di far trionfare, sostengono, l’Islam. Appena due giorni fa i servizi segreti Norvegesi hanno lanciato un allarme di livello due sulla possibilità di atti di terrorismo e violenze messe in atto di veterani della jihad in Siria. Questa è la nuova dimensione dei mujhadedin. Infatti i loro predecessori, quelli che avevano combattuto in Afghanistan negli anni ottanta, o coloro che si erano arruolati nei battaglioni islamici nella guerra di Bosnia, al ritorno non pensavano di continuare la jihad. Oggi lo spirito che li anima è quello dei salafiti, i compagni di Maometto che con le scimitarre diffusero l’Islam in tutta la Mezzaluna fertile. Dal mare, dal cielo e via terra. I mujaheddin della nuova crociata verso Occidente non temono ostacoli. Si infiltrano, vivono da decenni in Europa e negli Usa. Hanno la cittadinanza di queste nazioni. Molti di loro sono stati arruolati nelle carceri, altri nelle moschee lasciate in balia di imam radicali. L’Europa che oggi teme i jihadisti li ha armati e riforniti di denaro pagando i riscatti di cittadini europei rapiti. Soldi che sono serviti per acquistare armi, missili, munizioni. Il deserto del Sahel è la santabarbara dei gruppi jihadisti. Un rapporto dell’Onu sostiene che in questo spicchio di territorio sono concentrati 80mila kalashnikov, tonnellate di esplosivo Semtex, cannoni, missili anti aerei come gli Strela e i Sa7Gail con una gittata di 1.500 metri e molti missili francesi eredità dal crollo del regime di Gheddafi. Tutte questo arsenale può armare l’ondata di conquistatori che sventolano le bandiere nere con scritta che ricorda il primo precetto del Corano. Fedeltà ad Allah e al suo profeta Maometto.

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