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Nessuna tangente nel patrimonio del colonnello

Memoriale I difensori dell’ufficiale della Guardia di Finanza smontano l’accusa dei pm di Napoli «Legittimo il denaro con il quale Fabio Massimo Mendella e i genitori hanno acquistato gli immobili»

Fabio Massimo Mendella, il colonnello della Guardia di Finanza arrestato un mese fa per presunte tangenti «strappate» a due imprenditori, Giovanni e Francesco Pizzicato, in cambio di un trattamento «investigativo» di favore, è ancora in carcere. Pochi giorni fa il Riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dai suoi legali che «poggiava» su una «memoria difensiva» contenente una serie di controdeduzioni rispetto alle tesi dei pm napoletani Woodcock e Piscitelli, che accusano l’ufficiale, sulla base delle versioni fornite dai Pizzicato, di aver preso un milione di euro dai due imprenditori utilizzando come «tramite» Luigi De Riu, un commercialista amico di Mendella. Nella «memoria» si ipotizzano i motivi delle accuse dei Pizzicato contro Mendella; viene rivelato che 14 informative del colonnello sulle truffe dei Pizzicato non sono mai state trasmesse dal pm al gip; si segnalano foto che ritraggono Giovanni Pizzicato nel suo ristorante in compagnia di altri finanzieri di Napoli, alti magistrati della procura della Repubblica e della procura generale di Napoli; infine si evidenziano le parole che un collaboratore dei Pizzicato, De Stefano, avrebbe rivelato a due marescialli della Finanza a proposito della conoscenza fra il grande accusatore e un pm della procura che ha arrestato Mendella. Nella stessa memoria ci si sofferma anche, in maniera dettagliata, sugli accertamenti patrimoniali condotti su Mendella dalla procura per «provare» l’esistenza delle tangenti. I legali del colonnello fanno innanzitutto notare che «il gip ha correttamente premesso che i riferimenti patrimoniali operati hanno valore meramente indicativo poiché "sono in corso approfondimenti investigativi in ordine ai movimenti bancari dei soggetti investigati ed al complesso degli acquisti immobiliari dagli stessi effettuati"...». Partendo da questo presupposto, nella memoria si legge che, pur in assenza di verifiche sulle risorse finanziarie dei genitori del Mendella, «si assume maliziosamente che potrebbe essere stato il colonnello a fornire il denaro necessario per acquistare due piccoli immobili nei Comuni di Rivisondoli e Vasto, laddove entrambi i suoi ascendenti hanno goduto di un importante trattamento di fine rapporto (essendo due dipendenti pubblici in pensione)». Gli stessi difensori di Mendella aggiungono che «in maniera gratuitamente enfatica, s’indica con carattere "grossetto" il costo complessivo di 930mila euro, riguardante tutte le operazioni di acquisto del colonnello e dei suoi genitori in ben sei anni (2007-2012)». E anche se «rispetto ad esso si prospetta la doverosa decurtazione di 400mila euro circa, originata da proventi esclusivamente del colonnello Mendella, che sarebbe coperta dalla rivendita di immobili acquistati precedentemente, da un mutuo e da una piccola donazione dei genitori», i dati forniti sarebbero «totalmente inattendibili» perché «nel calcolare i proventi da detrarre hanno dimenticato di sommare ai 400mila euro in questione i 58mila euro ricevuti da Mendella per la vendita di un immobile a Rivisondoli (di cui hanno considerato esclusivamente l’acquisto)». Così come sarebbe «sfuggito», riporta la memoria, «che l’immobile di Fondi fu pagato per 31mila euro con un mutuo Unicredit e per altri 40mila con una donazione del padre del colonnello (circostanze risultanti dall’atto notarile)». Ciò significa, scrivono i legali del colonnello, che «in concreto Mendella ha incassato quanto segue: 247mila euro per la vendita dell’appartamento a Roma, 120mila di mutuo bancario all’atto dell’acquisto della nuova casa a Roma, 31mila di mutuo all’atto dell’acquisto della casa a Fondi, 58mila per la vendita della casa a Rivisondoli e 70mila dal padre al momento dell’acquisto dei due immobili di Roma e Fondi». In totale, quasi 530mila euro. Conclusione: «Se dalla somma complessiva di 930mila euro si detrae l’importo di denaro con cui i genitori hanno acquistato i due piccoli immobili di Vasto e Rivisondoli (150mila euro), nonché i 530mila ricevuti dal Mendella per vendite, mutuo e donazioni del padre (una volta emendate le odiose "sviste" della procura), l’importo di denaro impiegato dal Mendella per acquisti immobiliari tra il 2007 ed il 2012 ammonta ad euro 250mila». Una cifra definita nella memoria «certamente compatibile con la capacità di risparmio di un alto ufficiale della Guardia di Finanza con circa trent’anni di carriera». Numeri e precisazione che, secondo i difensori di Mendella, sarebbe stato facile osservare con «l’esame dei vari atti pubblici di acquisto e di vendita, oltre ad una verifica bancaria». Lo stesso Mendella, si legge nella memoria, interrogato, ha chiarito che quando giunse a Napoli, nel 2005, disponeva già di 100mila euro di risparmi accumulati e regolarmente depositati su conto corrente. Una somma incrementata con gli «incarichi ministeriali ed editoriali» che si sono aggiunti a quanto già messo da parte grazie al suo «suo elevato stipendio, parimenti risultanti dai suoi conti correnti perché accreditati mediante bonifici», scrivono i legali dell’ufficiale. Numeri che sarebbero «comprovati documentalmente dalla difesa che, supplendo alle gravi carenze investigative (…), con estrema lealtà ha fornito immediatamente al pm tutta la documentazione contrattuale e bancaria da cui è possibile risalire alla piena legittimità del denaro con il quale Mendella e i suoi genitori hanno effettuato gli acquisti immobiliari in questione».

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