GAZA Dopo cinque giorni di battaglia, che nella Striscia di Gaza nessuno vuole ancora chiamare guerra, sono 135 le persone uccise dagli attacchi aerei di Israele. I feriti sono più di 920. Tra le vittime ci sono militanti e decine di civili, tra cui bambini. Nel corso della giornata di ieri si è diffusa anche la notizia che l’aviazione israeliana avesse centrato un orfanotrofio a Beit Lahya, a nord di Gaza, provocando la morte di tre piccole disabili. Circostanza negata con forza dal portavoce dell’ambasciata israeliana in Italia. Israele ha accusato Hamas di nascondere sistematicamente missili e uomini in punti sensibili della Striscia: moschee, ospedali, istituti pubblici. La Brigata Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, ha risposto lanciando quindici razzi. Uno verso l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, lancio che era stato preannunciato ieri con l’avviso alle compagnie aeree di non atterrare nella capitale israeliana. Sei J-80 sparati su Gush Dan, vicino Tel Aviv, e Gerusalemme. Il sistema di difesa dello Stato ebraico Iron Dome ne ha intercettati tre e altri tre sono caduti in un campo. Due ragazzi israeliani sono rimasti feriti. In campo palestine, tra le vittime, anche uno dei nipoti dell'ex premier di Hamas Ismail Haniyeh. Nell'attacco sono morte altre cinque persone. Dopo cinque giorni di violenze, nella crisi di Gaza non è ancora possibile stabilire quale sia la parte vincente, ma in molti concordano nel vedere un sicuro perdente, vale a dire il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas. L’offensiva militare su Gaza ha affossato ogni tentativo di soluzione politica con Israele, alla quale Abbas lavorava, e ora anche in Cisgiordania, dove il suo partito Fatah è più forte, la popolazione comincia a guardare a Hamas come a un punto di riferimento. «Guardate il numero e la qualità dei razzi di Hamas - dice Jamal Hamdan, ingenere elettronico cinquantenne di Ramallah - E guardate allo straordinario addestramento dei suoi combattenti. Penso che addirittura Hazbollah possa essere invidioso. E intanto Abbas si comporta con timidezza, ci aspettiamo molto di più da lui». Nell’entourage del capo dell’Anp, molti affermano che questa situazione sia stata accuratamente pianificata da Israele per indebolirlo. A negoziati di pace senza speranza è seguita un’operazione militare che fa emergere le forze palestinesi più estremiste ai danni di quelle moderate. E anche la tempistica dell’operazione, lanciata poco dopo la formazione di un governo di unità, non sembra casuale. «Per Israele l’obiettivo di questa guerra è politico - sostiene Husam Zomlot, responsabile degli Affari esteri nel partito Fatah - è una vendetta contro Mahmoud Abbas. Israele vuole spingerci tutti nell’arena militare, perché quello è il terreno su cui è più forte». Fino a pochi giorni fa, Hamas conosceva a Gaza un crollo di consensi. Governata per anni dal movimento di resistenza, la Striscia vive una situazione economica e umanitaria drammatica. Ora i 1,7 milioni di abitanti sostengono la resistenza e incolpano Israele dei loro mali. «Come forza di governo, Hamas si è comportato miseramente - sostiene Ibrahim Ibrach, esperto di scienze politiche presso l’università di al-Azhar, al Cairo - Da un punto di vista finanziario è stato un fallimento. L’economia è in uno stato disastroso. Hamas non è riuscito a fornire i servizi e a pagare i salari». Ma ora l’operazione contro Israele lo ha rafforzato. «Israele - dice Ibrach - non riuscirà a fermare l’egemonia di Hamas a Gaza». Quando lo scorso giugno Fatah e Hamas si sono accordati per un governo di unità, era il movimento islamico a essere più in difficoltà e ad aver bisogno di un accordo, che è stato descritto come una vittoria politica di Abbas. Ma il conflitto in corso ha sollevato il velo sul fatto che Abbas e il nuovo governo siano praticamente assenti a Gaza. «La riconciliazione non ha prodotto nulla per Gaza - dice Mustafa al-Sawwaf, scrittore e analista politico residente a Gaza - Il governo di unità esiste solo sulla carta». E nella cerchia più ristretta dei fedelissimi di Abbas non manca chi comincia a sostenere che, per riconquistare consensi, anche il capo dell’Anp debba scendere nell’arena e passare a una strategia militare. «Non credo che Abbas possa andare avanti in questo modo - dice Ziad Abu Ein, dirigente di Fatah - Abbiamo bisogno di un’agenda per mettere fine all’occupazione di Israele. Altrimenti non ci sarà mai la pace». E da oggi la diplomazia sarà al lavoro: Tony Blair incontrerà al Cairo le autorità diplomatiche di Londra, Washington, Parigi e Berlino, ma Israele e Palestina restano su posizioni opposte. Intanto in Egitto si sono rifugiati numerosi feriti, attraverso il valico di Rafah, riaperto dal Cairo dopo l’escalation di violenze per dare la possibilità di curarsila ai palestinesi vittime delle incursioni aeree. « Se non si troverà a breve una soluzione - ha detto il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi - le violenze costeranno la perdita di altre «vite innocenti». «L'Egitto sta intensificando sforzi e contatti con tutte le parti interessate per arrivare a una soluzione della crisi in corso a Gaza», ha sottolineato il ministero egiziano degli Esteri. «Fermare l’escalation in Medio Oriente e ottenere il cessate il fuoco è la priorità del governo italiano e della comunità internazionale», è intervenuta la vicepresidente della Camera dei Deputati Marina Sereni.«L’alto numero delle vittime civili tra i palestinesi non è giustificabile e il rischio di una vera e propria guerra va assolutamente scongiurato».Il ministro degli Esteri Federica Mogherini sarà dal 14 al 17 luglio in Medio Oriente. L’obiettivo è ottenere un a tregua. Alla tregua vuole arrivare anche l’ex premier britannico Blair, che rappresenta Ue, Usa, Onu e Russia. L’Egitto sta lavorando a un cessate il fuoco insieme ai Paesi arabi, primo fra tutti il Qatar, l’emirato della penisola arabica dove attualmente risiede il capo in esilio dell'ufficio politico del Movimento di resistenza Islamica Khaled Meshaal. E, mentre il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif accusato gli Stati Uniti di fornire a Israele le armi con cui viene attaccata la Palestina, l’esercito israeliano in serata ha lanciato volantini sulla Striscia di Gaza per avvertire la popolazione di lasciare le abitazioni. Elemento che secondo molti preluderebbe ad un imminente attacco di terra da parte di Tel Aviv.
A Gaza 135 morti Razzi su Israele
L’attacco di terra sarebbe imminente Egitto, Usa e Italia lavorano per una tregua
